Ho nostalgia dell’inchiostro e del calamaio ed anche dei pennini.

Quando ero alle “alimentari” mi ricordo che la scrittura era una cosa importante e seria, mica ciccia e pan bagnato. C’era tutto un percorso per arrivare a scrivere e poi bisogna imparare a scrivere in bella calligrafia. Scrivere non era solo una questione di contenuti ma anche di forma. E comunque anche il contenuto doveva avere una forma adeguata ma questo arrivava molto più avanti negli anni.

Si iniziava con le aste e con materiali meno nobili e preziosi dell’inchiostro, si usava la semplice matita che permetteva errori e cancellature multiple e preservava mani e grembiuli da indelebili macchie. Giorni passati a riempire fogli di quaderni (Pigna ovviamente) di aste. Fogli rigorosamente a quadretti, quelli a righe larghe sarebbero arrivati dopo quando si sarebbe iniziato a fare  sul serio.

Le prime terribili lettere, le vocali e poi tutte le altre. Segni magici che trasformavano le parole in qualcosa di visibile e comprensibile. Per mesi ci si perfezionava per arrivare al mitico quaderno a righe più strette ed al premio finale: l’inchiostro (Pelikan di solito).

La prima volta in cui si usava l’inchiostro era un momento carico di ritualità ed importante. Prima bisognava andare in cartoleria a scegliere i vari pennini e già era una novità. Poi a scuola c’erano le prime lezioni su come usare il calamaio, come intingere il pennino (quanto basta..non troppo se no cola, non poco se no si scrive troppo poco), l’uso di della carta assorbente.

Sulla carta assorbente bisogna aprire una parentesi. Era venduta in fogli colorati con dimensioni di circa la metà di un A4. Ricordo perfettamente il profumo che emanava da nuova, per me era buono, sapeva di pulito. Quando l’usavo cercavo di sporcarla il meno possibile.

Finalmente arrivava il momento dell’apertura del calamaio, non proprio del “vero” calamaio ma della boccetta d’inchiostro che si vendeva allora. Anche lì le sensazioni olfattive erano molto forti, l’inchiostro aveva un suo odore molto marcato ed anche la vista era solleticata dai riflessi variegati e cangianti che si potevano osservare sulla superficie.

Poi si intingeva il pennino e la magia cominciava.

Oddio, le prime volte era un disastro; macchie terribili sui fogli candidi, sui polpastrelli, sulle dita, sul taglio inferiore della mano ,quella che doveva accompagnare la carta assorbente nello scorrere fluido della scrittura. Fluidità che in realtà era lontana anni luce. Ricordo i torpori e gli indolenzimenti alle dita per le ore passate ad addomesticare quella brutta bestia del pennino. Alla fine avrebbe ceduto, avrebbe eseguito fedelmente sul foglio quello che era nella mia mente ed avrebbe “scritto” qualcosa di comprensibile mettendo in sequenza quelle lettere che allì’inizio proprio non avevano alcun senso tanto erano contorte e distorte.

Dopo tanti tentativi ecco la scrittura, ci si evolve e da bambino più simile (in tutto e per tutto) ad un cucciolo di babbuino, si passa ad essere umano completo. Ed infatti cominciano subito i problemi, è finita la dolce età del babbuino.

Sì perchè ora la scrittura deve anche avere una bella forma e quindi ecco che si comincia come con le aste a massacrarsi di pagine e pagine di ripetizioni di parole al fine di ottenere una bella calligrafia. Per il momento i contenuti non sono importanti, non si pensa a cosa scrivere, ci sono le maestre che ci dicono cosa scrivere e quante volte. Solo più avanti ci sarà chiesto anche di pensare a cosa scrivere ed è in quel preciso momento che si comincia la selezione naturale e ci si allontana definitivamente dalla forma animale.Ma questa è un’altra storia.

Io non ero bravissimo, ho sempre avuto una pessima calligrafia ed il tempo non mi ha aiutato a migliorarla. Solo una volta ho preso una stellina d’oro. Sapete cosa sono le stelline vero? No? Beh, semplice e facile. La mia maestra controllava i nostri esercizi di calligrafia e sui fogli degli esercizi migliori metteva una stellina d’oro; era un premio, un distintivo. C’erano anche delle stelline d’argento ma ovviamente valevano meno e di quelle ne ho prese parecchie ma solo una d’oro per la calligrafia.

A me è sempre piaciuto scrivere, ho sempre amato l’inchiostro, le penne stilografiche, lo scorrere del pennino sulla carta. Anche le carte su cui scrivere sono importanti e diverse. Questo amore per la scrittura lo devo forse al fatto che mi è sempre venuto facile scrivere; non ho mai avuto problemi mentre molti dei miei compagni si arenavano come delfini spiaggiati di fronte ad un foglio bianco. Io se mi trovo davanti ad un foglio bianco comincio subito a scriverci qualcosa, anche solo uno scarabocchio, un disegno, anche senza alcun senso. Scarabocchio anche i bordi dei giornali, il retro dei biglietti da visita, insomma ovunque sia possibile.

Per questo ora ho nostalgia. Oggi tutto questo è passato e morto. Nelle scuole è già tanto se imparano a scrivere il loro nome, a breve arriveremo a firmare con un sms; c’è già la firma digitale e quindi il futuro non prevede l’uso dell’inchiostro e della penna. Peccato perchè la scrittura invogliava anche la lettura, erano cose complementari. Per me erano quasi simbiontiche, come bere un caffè e dopo accendere una sigaretta.

Mi spiace per i bambini d’oggi, si sono persi un mucchio di cose e mi sa che ne perderanno molte altre. E non so immaginare di cosa avrà nostalgia in un futuro prossimo venturo un “bambino cresciuto” come me.

7 Commenti to “Il calamaio e l’inchiostro”

  1. Meekong scrive:

    Capo, ma quanto sei vecchio?
    Quando sei nato Trieste e Trento erano italiane?

  2. Bibi scrive:

    Quanto basta per dire : “io c’ero….”

  3. Laura scrive:

    sono una giovane insegnante di scuola primaria (“alementare”), ero alla ricerca di informazioni sull’uso del pennino e del calamaio nelle scuole di un tempo, di immagini delle classi di 50annni fa e sono capitata per caso nel tuo sito. Ho avuto proprio quello che cercavo e forse di più (il cuore e l’anima di quello studente che fu e che probabilmente c’è ancora…) grazie!

  4. Bibi scrive:

    Beh…grazie a te. Non mi capita spesso di ricevere visite da persone “esterne” ad un ristretto gruppo. Se poi il visitatore è anche rimasto soddisfatto di quello che ha trovato meglio ancora.Felice di esserti stato d’aiuto.
    P.S. mi spiace che non hai lasciato una traccia per poter vedere il risultato della tua ricerca..

  5. Laura scrive:

    In internet ho trovato un altro sito in cui si parla della scuola che fu(e che pare sia tornata di gran moda ultimamente!)in tiptop.splinder.com, poi per il resto ho cercato in “soffitta”tra le cose di mio padre…purtroppo oltre alle sue pagelle scolastiche e a due foto di classe non ho trovato altro. Così sono andata in cartoleria alla ricerca di inchiostro e pennini:li ho trovati, ma ora hanno tutti la stessa punta metallica (tipo stilografica)e con la parte superiore di anonima plastica colorata. Ho trovato anche la colla “Coccoina”,che ricordo di aver usato anche io prima dell’arrivo della colla stick, poi…NIENTE ALTRO. Speravo di reperire qualche libro di testo chiedendo alle mie colleghe più anziane..ma niente(scarso spirito collaborativo).Comunque, come ho gia scritto,ciò che ho trovato nel tuo blog, mi ha fornito il tassello mancante alla mia “Scatola dei ricordi”, che intendo portare a scuola: l’esperienza diretta di un bambino che,come loro, era alle prese con le difficoltà della scuola. Domani inizierò questo percorso di storia e sto ultimando i preparativi per renderlo interessante e carico di emozione, tanto da risvegliare in loro la curiosità verso il loro passato più prossimo. Ciao.

  6. Ettore scrive:

    Tutto molto bello.Cari ricordi.Sono anche un appassionato di calamai e oggetti per scrivere antichi. L’inchiostro Ferrogallico fu usato dai Romani fino alla metà del 1900

  7. brofio scrive:

    sono abbastanza giovane (nemmeno 30 anni), ma condivido appieno quanto hai scritto, e sopratutto quanto hai provato e provi tuttora nello scrivere.

Lascia un commento

(richiesto)

(richiesto)

Perché?

http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_bye.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_negative.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_scratch.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wacko.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yahoo.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cool.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_heart.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_rose.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_smile.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_whistle3.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yes.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cry.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_mail.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_sad.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_unsure.gif 
http://bibiebibo.com/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif 
 

© 2007-2010 Il Blog di Bibiebibo All Rights Reserved Suffusion WordPress theme by Sayontan Sinha