Caldo, umidità, sudore, polvere, odore…sporco. Narici che si contraggono spasmodicamente nella vana speranza di trovare aria pulita.
Un rivolo di secrezione umana mi corre lungo la schiena; in altri luoghi l’avrei chiamato sudore ma qui è un altro mondo. Il tempo non dà tregua, uno scroscio di pioggia è sempre dietro l’angolo e quando termina l’afa e la calura tornano più prepotenti di prima. Alcune voltre sembra di nuotare in un mare sospeso tra terra e cielo dove tutto è rallentato e confuso. I rumori e gli odori ti riportano nella realtà.
Il venditore di qualcosa che si mangia cuoce i suoi prodotti su un improponibile bancarella improvvisata e mobile. Eppure ha qualche cliente. La differenza tra quello che serve e quello che striscia e corre per terra tra le gambe della gente è poca. Comunque l’odore non poi tanto male.
Attraverso la strada ed evitando di essere investito almeno tre volte riesco a raggiungere il lato opposto. Lo sforzo mi è costato un altro rivolo parallelo al precedente.
E’ notte o meglio sera visto che qui il buio sembra scendere presto. Sto cercando un posto dove mandare giù qualcosa di commestibile ma alla fine poco importa. Conto le ultime banconote per sapere quanto mi resta. Non molto ed in tutti i sensi.
Caldo, umido, un senso di viscido resta incollato a qualsiasi cosa si tocchi. “Massageeee” è la litania che mi segue ad ogni passo in questa parte della via. Orde di massaggiatrici più o meno esperte nel maneggiare corpi in ogni loro parte ripetono questo richiamo per uccelli e se questa può sembrare una metafora…beh mai metafora fu più azzeccata.
Mancano ancora quattro ore all’appuntamento e mi lascio tentare da una litania più invitante delle altre. Entro nel locale e vengo investito da un flusso gelido che mi cristallizza il sudore addosso. “Thai massagge” dico e mi sento lontano, come se avessi l’ovatta nelle orecchie.
Mi prende per mano una thai di età indefinita, l’unica cosa che noto è una dentatura multicolore, un apparecchio dentale multicolore rosso e blu fa bella mostra di sè, orgoglio della fanciulla penso ma non sono qui per controllarle i denti e nè per fare considerazioni su usi e costumi locali.
Fresco, quasi freddo all’inizio, il condizionatore è al massimo e spara ghiaccioli e grattachecca all’interno del locale. La mia guida multicolore mi conduce in un locale nel retro. Ora è tutto più chiaro, loculi separati da una tendina sono allineati nel locale e mi infilo in uno di questi. “Red and Blue” mi sorride e mi consegna l’equivalente di 10 metri quadri di stoffa che poi tagliati e cuciti formano un paio di pantaloni ed un blusotto che devo indossare.
Chiude la tenda e mi spoglio ed indosso l’uniforme sperando che piattole e pidocchi non sopportino la temperatura di -5° che è quella del locale. Mi sdraio su un pagliericcio che sarà il palcoscenisco dell’opera o della tragedia che di lì a poco inizierà.
“Red and Blue” entra sorridente o almeno credo vista la semi oscurità del loculo ma mi pare di cogliere un luccichio ad altezza viso e quindi presumo che le parti metalliche interne abbiano raggiunto un piccolo riflesso della luce.
Inizia a massaggiarmi i piedi ed allora chiudo gli occhi e la lascio fare. Mi abbandono completamente nelle sue mani. Il calore, il caos, i rumori, gli odori, la vita frenetica non ci sono più. Solo una musica lieve di sottofondo, oscurità, profumi di olii ed incensi rilassano i sensi sovraesposti e violati sinora.
Ogni parte del corpo viene esplorata e rivelata nella sua essenza; nervo con nervo, muscolo con muscolo, flaccidume con flaccidume e tutto torna al suo posto. “Red and Blue” è brava devo dire, riesce a spostarmi e manovrarmi con sorprendente abilità ed agilità se considero le sue dimensioni che sono paragonabili ad uno scricciolo bagnato rispetto alle mie.
Ecco… ci siamo. “Red and Blue” comincia a massaggiare parti che andrebbero lasciate stare altrimenti lo struzzo alza la testa. Apro gli occhi ed ecco un altro sorriso multicolore in contemporanea con un passaggio troppo aderente alla testa dello struzzo per essere casuale. Il ritorno è poi decisamente evidente visto che dalla testa si passa direttamente al collo.
Fresco, nessun rumore, profumi e manovre poco ortodosse a livello dello struzzo. “Red and Blue” scopre le sue carte e prende in mano la situazione; forse anche questa metafora è un pò troppo evidente ma anche questa mi sembra molto pertinente ed esaustiva. Con la situazione in pugno, mi propone un intervento per decongestionare l’afflusso sanguigno dei corpi cavernosi. Devo dire che sono tentato di verificare la sua capacità anche in quel settore, se è pari a quella dei massaggi potrebbe essere un’esperienza notevole che mi farebbe rivalutare una pratica che ho sempre considerato poco soddisfacente (se praticata da terze persone).
E’ quasi l’ora, con un sorriso senza metallo ringrazio dell’interessamento “Red and Blue” ma declino l’invito anche se con un certo rammarico. Lei molla la presa e riparte ad impastare e triturare articolazioni e cartilagini come se nulla fosse successo. Chiudo nuovamente gli occhi e forse non è successo nulla, è stato solo una magia dovuta alla sollecitazioni dei sensi.
Mi rigira e mi massacra delicatamente ma con decisione ogni parte della schiena. Trova angoli impensabili per estrarre scintille di dolore nascoste tra vertebre e costole. Forse è la sua risposta al mio “no grazie” ed una risposta molto, molto convincente. Quando passa poi a martellarmi la testa ed il collo penso di aver capito il corretto funzionamento della garrota. Termina il massacro e mi sento meglio. Grazie “Red and Blue” per questa prova.
Mi rivesto inebetito ed intontito dopo un’ora passata sotto una pressa metallica ma mi sento molto meglio, rinato e pronto ad affrontare il mondo nuovamente. Esco dopo aver bevuto un intruglio che loro hanno definito una specie di thè ma che potrebbe essere ogni cosa.
Caldo, afa, camicia che si appiccica subito alla pelle, non c’è più tregua è tutto come prima. Il rivolo di secrezioni trova subito la sua vecchia strada e tormenta la schiena.
Mancano un paio d’ore e mi sono rimasti pochi spiccioli. E’ notte oramai. Il caos continua come prima, mi avvicino ad chiosco per mangiare qualcosa e subito m i passa la fame. Vende bagherozzi fritti ed altre amenità.
Decido per un taxi, almeno sarò seduto. Il caldo sfianca ed un passo costa fatica. Il traffico scorre ma la velocità è relativa. Anche una tartaruga è veloce se paragonata ad una lumaca e comunque secondo Zenone la tartaruga è più veloce di Achille quindi..
Guardo fuori dal finestrino e la città brulicante di umanità varia si mostra in pieno. Ho ancora poche ore ma ho troppe cose da fare e poca voglia di farle anche. Mal d’Indocina? Forse o forse è solo inedia. Questa sosta forzata a bangkok mi ha sventrato e prosciugato. Tra poche ore riprenderò il viaggio e raggiungerò la mia meta; sole, spiaggia, mare… e lei.


















Commenti recenti