In questi giorni fermento nel web per la ricomparsa della famigerata legge “ammazza blog”.
Ho voluto andare a leggere tutto il plico per capire un pò di cosa si tratta e forse c’è in giro della gran confusione a partire da quello che dice e scrive il buon grillo.
Nel suo blog Grillo dice :
In sostanza:
- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all’Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di “stampa clandestina“: due anni di carcere e sanzioni economiche.
E qui ci sono delle inesattezze prima fra tutte il fatto che “tutti devono iscriversi”. Non è vero che tutti devono iscriversi perchè il progetto di legge all’art. 8 comma 3 prevede questo:
3. Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro.
Quindi i blogger non professionisti, privati e personali che non sono il frutto di organizzazione imprenditoriale di lavoro NON devono iscriversi al registro. Il problema è capire cosa si intende per “organizzazione imprenditoriale del lavoro”.
Partiamo dalla definizione di imprenditore del C.C. art. 2082 :
chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi
quindi per esserci organizzazione imprenditoriale del lavoro ci deve essere la produzione e lo scambio di servizi cioè deve esserci (punto focale ed essenziale di ogni iniziativa) un passaggio di denaro o comunque un plusvalore creato.
I blogger insorgono perchè come dice anche il buon DiPietro, quasi tutti hanno banner pubblicitari tipo google ads e quindi rischiano di finire in questa categoria e quindi di essere costretti a registrarsi e finire a quel punto sotto le leggi di responsabilità.
Premesso che la cosa in sè avrebbe anche un senso visto che io pago le tasse per i soldi che guadagno e non vedo perchè il signor “google ads” e i tutti i blogger che lo utilizzano non dovrebbero farlo. Infatti io non utilizzo nè google e nè banner pubblicitari ( e potrei farlo tranquillamente per i motivi che seguono), bastano i link; solo che non fanno guadagnare….
Ma passiamo pure che uno voglia farsi due soldini per pagarsi l’hosting o altre cazzate ed allora vediamo come risolvere la cosa.
Per prima cosa, la legge (se diventerà legge…) vale per il territorio italiano e quindi per i blog ed gli hosting italiani, non può applicarsi a blog ospitati su server esteri. Ovviamente ci sono delle condizioni per cui questo sia possibile. A questo riguardo bisogna che il sito sia all’estero e non sia riconducibile nominalmente a qualcuno e per fare questo non ci vuole certo uno scienziato, basta andare a prendere un hosting estero e poi un paio di piccoli accorgimenti.
L’effetto pratico di questa ipotetica legge sarà quindi quello di far migrare i blogger che intenzionalmente esercitano attività d’impresa all’estero (se già non lo sono…) e lo stesso faranno migliaia di altri.
Questa è la reale conseguenza di tale progetto di legge a mio parere. Sul fatto che sia un tentativo di imbavagliare il web, può darsi ma è un tentativo goffo. Forse è più un tentativo di far cassa in qualsiasi modo, il Titanic sta affondando e prima di andare sulle scialuppe si cerca di portarsi via le posate d’argento rimaste.
Legge ammazza blog...mah..
In questi giorni fermento nel web per la ricomparsa della famigerata legge “ammazza blog”.
Ho voluto andare a leggere tutto il plico per capire un pò di cosa si tratta e forse c’è in giro della gran confusione a partire da quello che dice e scrive il buon grillo.
Nel suo blog Grillo dice :
In sostanza:
- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all’Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di “stampa clandestina“: due anni di carcere e sanzioni economiche.
E qui ci sono delle inesattezze prima fra tutte il fatto che “tutti devono iscriversi”. Non è vero che tutti devono iscriversi perchè il progetto di legge all’art. 8 comma 3 prevede questo:
3. Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro.
Quindi i blogger non professionisti, privati e personali che non sono il frutto di organizzazione imprenditoriale di lavoro NON devono iscriversi al registro. Il problema è capire cosa si intende per “organizzazione imprenditoriale del lavoro”.
Partiamo dalla definizione di imprenditore del C.C. art. 2082 :
chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi
quindi per esserci organizzazione imprenditoriale del lavoro ci deve essere la produzione e lo scambio di servizi cioè deve esserci (punto focale ed essenziale di ogni iniziativa) un passaggio di denaro o comunque un plusvalore creato.
I blogger insorgono perchè come dice anche il buon DiPietro, quasi tutti hanno banner pubblicitari tipo google ads e quindi rischiano di finire in questa categoria e quindi di essere costretti a registrarsi e finire a quel punto sotto le leggi di responsabilità.
Premesso che la cosa in sè avrebbe anche un senso visto che io pago le tasse per i soldi che guadagno e non vedo perchè il signor “google ads” e i tutti i blogger che lo utilizzano non dovrebbero farlo. Infatti io non utilizzo nè google e nè banner pubblicitari ( e potrei farlo tranquillamente per i motivi che seguono), bastano i link; solo che non fanno guadagnare….
Ma passiamo pure che uno voglia farsi due soldini per pagarsi l’hosting o altre cazzate ed allora vediamo come risolvere la cosa.
Per prima cosa, la legge (se diventerà legge…) vale per il territorio italiano e quindi per i blog ed gli hosting italiani, non può applicarsi a blog ospitati su server esteri. Ovviamente ci sono delle condizioni per cui questo sia possibile. A questo riguardo bisogna che il sito sia all’estero e non sia riconducibile nominalmente a qualcuno e per fare questo non ci vuole certo uno scienziato, basta andare a prendere un hosting estero e poi un paio di piccoli accorgimenti.
L’effetto pratico di questa ipotetica legge sarà quindi quello di far migrare i blogger che intenzionalmente esercitano attività d’impresa all’estero (se già non lo sono…) e lo stesso faranno migliaia di altri.
Questa è la reale conseguenza di tale progetto di legge a mio parere. Sul fatto che sia un tentativo di imbavagliare il web, può darsi ma è un tentativo goffo. Forse è più un tentativo di far cassa in qualsiasi modo, il Titanic sta affondando e prima di andare sulle scialuppe si cerca di portarsi via le posate d’argento rimaste.