Prologo: tempo e luogo
Londra, tanto tempo fa.
Come si fa a non innamorarsi di una città così quando non si hanno grossi problemi, non si hanno vincoli e ti girano un pò di soldi in tasca?
In quel periodo della mia vita ero in questa idilliaca condizione; giovane ma non troppo, nessun vincolo particolare, discreta disponibilità finanziaria dovuta ad un buon lavoro e nessun mutuo da pagare. In questa condizione mi trovo a vivere a Londra per circa un mese. Li chiamano “stage formativi”, in realtà per me è una vacanza a tempo pieno.
Prendo casa in una zona centrale. Il primo tentativo è un disastro allucinante, contatto un’agenzia che mi trova una “kind location”…vicino a Kings Cross Railroad Station. Tradotto in pratica mi trova un cesso di camera in una specie di ostello vicino alla stazione di kings Cross, quella dove son bruciate una valanga di persone durante un incendio.
A parte il cesso in comune con un gruppo di sconosciuti che ad occhio e croce hanno molti anni meno di me ma molti più problemi di me a far quadrare i conti e forse anche qualche problema con il corretto uso di sostanze derivanti dall’oppio, il resto della camera è semplicemente la copia del cesso di cui sopra. La “location” è inserita in un angolo magnifico con vista su “pizza hut” e conseguente usufrutto gratuito dei profumi ed aromi provenienti dal medesimo. Se si considera che il bianco è un colore non frequentissimo tra i frequentatori notturni dei marciapiedi circostanti, ecco il quadro di un perfetto luogo dove poter spararsi in santa pace ed averne tutte le attenuanti del caso.
Passo due notti nella mia magnifica stanza, dormendo poco ma stringendo una sana e sincera amicizia con una famiglia di blatte che vive lì da tre generazioni. Di giorno passo il tempo alla ricerca di un alloggio dove trasferirmi anche se so che così facendo spezzerò il cuore al mio vicino di camera, un giovane spagnolo arrivato due giorni prima di me che al mio arrivo mi ha abbracciato come se fossi un fratello. Ero la prima persona “normale” che incontrava da tre giorni.
Finalmente il terzo giorno trovo una sistemazione alla portata delle mie finanze. Detto per inciso, sarei stato disposto a rubare il Tesoro della Corona pur di andarmene. La nuova “location” decisamente più accogliente. Mi sono trovato un’altra camera a Knightsbridge. Come dire dalle stalle alle stelle. Per chi non fosse pratico, è (..era..forse lo è ancora..) una zona molto carina, a due passi da Hyde Park, vicino ad Harrod’s, vicino alla mitica King’s Road (la strada famosa per la moda)..insomma come si dice “ho svoltato”.
L’affitto anche ha svoltato e di parecchio ma si vive una volta sola ed allora..
Al quarto giorno, mi sveglio, apro la finestra e vedo in lontananza uno spicchio di parco e poi si dice che la felicità è difficile da ottenere!
Per tre o quattro giorni cazzeggio in giro per le strade come un deficiente, avete presente i film tipo “un americano a parigi” o roba simile? Il mio stage non è ancora iniziato e quindi posso cercare di godermi la città e capire come muovermi.
Scopro la Londra delle piazze e delle vie più strane e poi passo alla Londra turistica con tutte le fermate classiche che è inutile elencare. Cosa rimarchevole, un baretto italiano con autentico caffè nel cuore di Soho.
Soho invece è una delusione pazzesca, la vita del quartiere del vizio londinese è una mestizia. Molto meglio spostarsi lungo “the thames”. Ci sono poi una serie infinita di locali tra convent garden e la zona dei teatri. Discoteche un pò dovunque e scopro la zona di Camden. Insomma, la prima settimana mi diverto a cazzeggiare a destra e sinistra come pochi.
Comincio lo stage, impegno minimo e frequenza solo al mattino, in pratica è una pacchia. Tra l’altro non è neanche molto lontano, zona paddington. Apro una parentesi. Paddington è una zona, a mio parere, molto bella con tutta una serie di case old style con i colonnati bianchi che risulta contaminata da una forte presenza di Indiani. Non so se questo ha influito ma la zona è anche un pullulare di annunci per incontri a pagamento.
A dire il vero, questa è una delle cose che ho visto subito. La prima volta che ho telfonato da una cabina, mi sono stupito; tutta la cabina era ricoperta di andesivi e bigliettini da visita di escort, accompagnatrici, sadomaso, etniche, call-girls, call-boys…ect ect. insomma tutto il campionario era a portata di mano. La sensazione era quella di un bambino lasciato da solo in pasticceria.
E qui comincia la storia.
Parte prima : la pasticceria ovvero sesso facile
Cosa fa un bambino lasciato solo in una pasticceria? Ovvio… assaggia le paste.
Ed ecco che un giorno mi trovo al regent’s park seduto su una panchina con un biglietto da visita in mano. Biglietto nero con una scritta oro in corsivo grande “Mercedes” e più sotto “the dreams become truth” e dietro solo “call at xxxxxxxxxxxxx).
Si vive una volta sola…..ricordate?
“Hello, mercedes speaking, may I help you?” Certo che puoi aiutarmi…e così tra una battuta ed un pò di imbarazzo fisso l’incontro. Non è proprio a buon mercato, anzi direi caruccio ma fa niente. Non sto a raccontare come è andata, è andata ed anche molto bene.
E tutto comincia così. Se fosse andata male forse non sarei qui a raccontare e scrivere.
Dopo Mercedes provo qualche altra ragazza. Qualcuno può dire “ma scusa perchè non te ne cerchi una senza pagare? una ragazza normale come tutti”. Beh, in effetti ho trovato anche un paio di ragazze “normali” ma la normalità è un concetto molto relativo in Inghilterra ed a Londra specialemente. Una sera passo la serata in un pub a bere birra e giocare a dards e perdo senza ritegno però mi rifaccio con lo snooker. Tra un dard, una birra ed una partita a snooker, faccio amicizia con gli abitueè del pub. E’ una cosa difficilissima e rara. di solito il gruppo dei frequentatori abituali non caga mai i nuovo e men che meno i turisti ma forse perchè perdo molto a freccette divento simpatico.
Al momento della chiusura mi ritrovo con due ragazze del gruppo, nulla di speciale, carine ma nella media. “Italians do it better” e cazzate simili ed alla fine mi trov a dormire da loro. Dormire..eufemismo per dire che mi trovo a passare la notte con loro. Non sono mai stato un amante dell’orgia, dell’ammucchiata; non mi piace il traffico “on the bed” però sarà stato l’alcool o altro alla fine è andata a finire così con due ragazze “normali”.
Frequento anche una ragazza dle mio stage, frequento nel senso che talvolta si esce a mangiare e finito lì. E’ una ragazza ungherese che dice di essere imparentata con non so chi di importante del suo paese. Molto carina ed anche un pò strana. sarà anche imparentata con una persona importante ma un giorno mentre mangiamo seduti su una panchina di un parchetto mi chiede se posso farel un favore. “Ma certo” risponde il tacchino italiano d.o.c. (Di Origine Cazzuta). “Mi puoi prestare 50 pounds?” è l’angelica richiesta. Ora, la ragazza ha circa ventidue anni, bionda, un bel fisico, due occhioni blu che ora sono modello cucciolo di cooker e mi fissa speranzosa. Che pensate abbia risposto un autentico gentleman italiano d.oc.? Esatto, proprio quello. Per inciso non ho secondi fini ma resto un pò sorpreso dalla richiesta e comunque anticipo che il suddetto prestito è ancora da essere saldato a distanza di anni. Diciamo che ho finanziato lo sviluppo di un paese emergente dell’est europa.
Ecco spiegato il perchè del ricorso ai biglietti ed agli annunci. Molto più rilassante e meno complicazioni e fraintendimenti. Se esco con una call- girls e questa mi chiede dei soldi non resto sorpreso, è normale. se esco con due e ci finisco a letto, non sono sorpreso, è normale. Si vive una volta sola e che cazzo..almeno in maniera tranquilla.
La scelta è vasta ed articolata, è un supermarket aperto 24 su 24. Ci sono agenzie settoriali ed etniche per gli amanti del genere. Io non ho gusti particolari e quindi vado su cose classiche. Una sera chiamo un’agenzia e mi risponde un tizio abbastanza gentile, fisso l’incontro e mi manda a casa la ragazza:Christine.
E qui comincia un’altra storia.
Parte seconda: Lei
Christine arriva puntuale come un orologio svizzero. Apro la porta e lo spazio è occupato da una massa di capelli biondi ricci, mossi…e da un sorriso favoloso. Occhi verdi con riflessi dorati sorridenti e splendenti di luce propria. “Hi, i’m Christine” ha una voce bellissima, cordiale e gentile, allegra. Definizione del momento: una ragazza solare.
Per prima cosa regolo le questioni finanziare con la solita busta e poi cominciamo a parlare un pò. Beh..non parliamo per molto a dire il vero perchè onestamente non resisto molto a guardala solamente. Che dire di quello che è successo? Posso dire che è stata un’esperienza notevole, lei sorride, ride e poi sorride ancora. Io spesso sparo cazzate in inglese e le parlo di tutto e di più. Alla fine ci troviamo a parlare e molto di cose nostre tra un drink, una risata ed un bacio. Alla fine della serata ci salutiamo e mi dice “You are very funny, thanks”.
Alla mattina non vado allo stage, vado al parco, non ad Hyde Park, prefersico l’altro quello vicino. Resto lì per un pò a guardare in giro poi vado in metrò sino a Convent Garden e resto lì a guardare chi ha la testa più grossa. Ho la testa ovattata, mi sembra di camminare 30 centimetri da terra o vicino al cielo a seconda dei punti di vista. Ho una sensazione spazio/tempo decisamente falsata. Nel tardo pomeriggio rientro nella mia cameretta e chiamo Christine.
Mi ha lasciato il numero di casa sua. La sera prima mi ha raccontato che vive con la sorella che ora è via. hanno registrato una canzoncina come segreteria telefonica che dice sia uno spasso. Faccio il numero.
“hello…….” e comincia una canzone a due voci che è un disastro ma decisamente divertente perchè si sente che registrata in un momento in cui il tasso alcolico è andato a farsi un giro al di fuori del fegato ed ha passato la serata con il duodeno.
Alla fine della segreteria lascio un messaggio con il mio numero di telefono. Frasi che non vogliono dire nulla ma che al momento mi sembrano intelligenti e belle. Dopo circa una mezz’ora squilla il telefono. E’ lei.
“hello funny italian! How are you?” Comincia così ed è già finita o forse è iniziata..non so cosa, ma so che in quel preciso momento “qualcosa” è successo. Ridendo e scherzando organizziamo di incontrarci per la serata. A pagamento sia chiaro.
Già che siamo in tempo decidiamo di andare a mangiare qualcosa insieme. Idiota..non so neanche dove portarla! Non conosco altro che i posti dove mangio tramezzini o altre schifezze in qualche pub e l’ho invitata a mangiare fuori! Christine arriva puntuale come sempre, anche un pò in anticipo e se ieri mi era sembrata bella, ora ne sono sicuro: è bella. Io non so ancora dove andare e lei deve aver capito che sono un pò incasinato. Propone lei un posto vicino. Ok, andata. E’ un posto molto simile a quelli dove vado io, tramezzini, qualche schifezza e nulla di più. Una birra e qualche schifezza che onestamente non so cosa sia ma non mi importa. Lei è davanti a me e questo basta ed avanza. Mi racconta che vuole farsi il seno nuovo, vuole aumentarlo. A me pare che stia a posto così com’è. “Noooooooo .. i want to became a third page girl!”. Per chi non fosse pratico, la ragazza della terza pagina è riferito al quotidiano “The Sun” che in terza pagina ha l’abitudine di inserire la foto in topless di starlets varie ed è la pagina più letta del giornale che per il resto fa sembrare il “Corriere dei Piccoli” un’autorevole testata. Continuiamo a discutere della dimensione delle sue tette ed in generale della dimensione perfetta delle tette. Tutto questo con un tono di voce normale e la cosa vedo che interessa anche gli altri avventori che con sguardi più o meno competenti buttano un occhio sulle tette di Christine.
Usciamo e siamo naturalmente abbracciati. Andiamo verso la mia “home, sweet home”.
E qui comincia un’altra storia.
Epilogo: …..e così sia
Apro la porta della mia cameretta ed entra la luce cioè Christine. Questa volta non regolo la questione finanziara o meglio non ho tempo perchè mi fionda un metro di lingua ed esplora le mie tonsille. Vista la temperatura ambiente ci spostiamo in luogo più consono ed iniziamo…… “Wait a moment…” mi dice e cerca qualcosa nella borsetta; qualcosa è un modo diverso di dire “condom”. Di solito non ci mette molto ma stavolta la perquisizione è più lunga del dovuto. “Damned..” capisco che qualcosa non va o meglio che il “qualcosa” non si trova. In pratica non abbiamo condom e la cosa non è piacevole vista la situazione del Big Ben che si trova dalle mie parti inguinali. Ci guardiamo..risata imbarazzante e poi decisione: ci si riveste e si va a cercare i condom. Beh..situazione un pò strana ma alla fine divertente. Usciamo ridendo e lei mi prende in giro chiedendomi perchè ho una banana nella tasca dei pantaloni…”are you hungry?” che detta così, in questa situazione è una cosa piena zeppa di doppi sensi.
Il primo posto dove cerchiamo ci dice male, niente condom. Proviamo un self aperto ma anche qui non ci sono. Ma hanno deciso di scopare tutti stasera? La ricerca ci porta in un altro posto ma orami è tardi ed è chiuso. Torniamo indietro, sembra impossibile ma non ho trovato un condom. Sono abbastanza rassegnato ed anche il Big Ben segna le sei e mezza in tutta tranquillità. Christine mi guarda e mi dice che le spiace, che domani se voglio possiamo vederci..non c’è problema figurati. Un bacio e poi un altro. Mi guarda ancora e poi ricomincia e ci ritroviamo sul letto ed il Big Ben è tornato a mezzanotte. Provo a dirle che non è …mi chiude le labbra con un dito e mi dice che si fida. Al momento non capisco ma è solo questione di un momento. Il resto della notte..beh non ci vuole un genio a capire come è andata.
E’ rimasta con me tutta la notte. Non abbiamo parlato di questioni finanziarie. L’ho accompagnata a casa. Un bel appartamento, carino, disordinato all’inverosimile come solo può essere l’appartamento di due ragazze che non hanno voglia di sistemare casa. Mi fermo per un thè e poi già che sono lì andiamo mangiare qualcosa. E’ giovedì, domenica ho l’aereo per l’Italia. La saluto con la promessa che tra poche ore sarei stato da lei. E così è stato.
In pratica mi trasferisco da lei, mancano tre giorni al mio aereo e si vive una volta sola…..
Avete presente quei film strani con lui e lei che vanno in giro sorridenti con le faccie deficienti con la musichetta allegra.. sole e vento nei capelli..ecco i tre giorni seguenti sono stati così. Ho passato tre giorni in un’altra dimensione. Sesso? Tanto e di più ma non solo. Le cose più belle ed i ricordi più belli sono altri. Ad esempio quando in cucina mentre mangiavamo un pezzo di pizza (pizza hut…), lei insisteva per insegnarmi la sua canzoncina della segreteria. Che c’è di divertente? Provate a cantare con in bocca un pezzo di pizza (pizza hut..intendo) con una ragazza nuda seduta sulle vostre gambe e poi mi direte ….
Poi è arrivata domenica. “Sunday, bloody sunday” è una canzone degli U2 e tratta di tutt’altro ma quella domenica è stata veramente maledetta. Però non è stata triste come si può pensare. Il mattino ci ha trovato svegli, abbiamo passato la notte a parlare e solo a parlare. Mi ha accompagnato all’aereoporto, l’ho vista per l’ultima volta attraverso un vetro e mi è sembrata più bella del primo giorno. Un saluto, un sorriso e via, si vive una volta sola…
Non ho mai più rivisto Christine, sono stato a Londra altre volte ma mai mai ho trovato il coraggio di provare a telefonarle, di cercarla. L’ho fatto una sera qualche anno fa. Una sera speciale in cui la testa va per conto suo e si tracciano linee immaginarie di bilanci di vita e si fa la conta delle cose buone e delle cose cattive che uno ha fatto. Il numero è sempre lì, l’ho ancora adesso a distanza di anni e così quella sera l’ho chiamata. Sono stato fortunato, non lei c’era ma c’era una canzoncina.
….si vive una volta sola….ma dentro si muore tante volte.
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