var_ Firenze | Il Blog di Bibiebibo

Firenze

Tentazioni fiorentine

Vediamo di riprendere discorsi e fili interrotti anche perchè la confusione è  notevole.

Tempo fa avevo promesso delucidazioni a Marisa riguardo alla mia puntata a Firenze e poi è venuta fuori questa storia della mia totale confusione mentale dovuta a overdose ormonale primaveril-senile.

In realtà le due cose sono in parte (molto dire..) collegate.

Andando a ritroso nel tempo e nel blog, qualcuno si ricorderà che ho iniziato un’avventura lavorativa parallela..quasi part time, quella che mi fece fare da accompagnatore per signora a Roma tanto per capirci.

E’ una società che si occupa di eventi, non chiedetemi altro perchè in realtà ne capisco veramente poco, le mie competenze in questa società sono altre. Ora il caso ha voluto che il lavoro di mia moglie talvolta si intersechi con eventi e manifestazioni nel campo della moda.

Ed ecco spiegato l’arcano! Mi son trovato catapultato senza sapere come nel mondo della moda a Pitti!

Niente di trascendentale intendo dal punto di vista lavorativo, un piccolo spazio nulla più. In compenso la cosa ha portato anche mia moglie a Pitti per altre sue cose ed eccomi a girare per un paio di giorni tra vari stands e sfilate e tutto quello che ne segue.

Cosa volete che vi dica? E’ come mettere un ex alcoolista a fare da guardia ad una distilleria…

Non ci si abitua mai…almeno io mai. Non puoi stare a parlare di lavoro mentre alla tua destra una tizia di 2o anni resta in perizoma cambiandosi d’abito…non si può…lo so che non è professionale…ma non è la mia professione ..cazzo..e non lo sarà mai…

Oddio..alla fine parli di lavoro ma però la mente segue altre strade, altri percorsi, altre vicende e ricordi..insomma tutto un suo filo logico.

A questo punto mi pare di aver chiarito la scintilla che ha fatto partire il botto. Sì perchè è cominciato tutto da lì.

La testa è andata un po’ per conto suo e non è rientrata subito ma è rimasta fuori per qualche giorno. Al ritorno la cose poi sono peggiorate. Infatti è arrivata la settimana della moda a Milano ed in virtù del lavoro svolto a Firenze, mi sono piombati in casa parecchi inviti…un casino..

A Milano le cose sono andate anche peggio perchè un paio di modelle hanno pure zoccolleggiato (me ne intendo per esperienze passate) e quindi…la temperatura è salita.

Ora sapete più o meno cosa è successo. Non è tutto …ma il grosso è questo. Cmq sto ancora combattendo..non mi dò per vinto…non ho ancora assaggiato il Whisky…

Partire è un po’ come morire…arrivare pure.

Recentemente per lavoro ho dovuto fare un piccolo viaggio in auto. Niente di particolarmente pesante ma un discreto percorso in giro per l’Italia.  Normalmente, appena posso, viaggio in treno o su lunghe distanze in aereo ma questa volta non è stato possibile viste le diverse tappe che prevedeva il mio itinerario.

In passato ho sempre amato viaggiare in auto e mi piace molto guidare ed ho sempre avuto anche il “piede pesante”. In passato…ora è tutta un’altra storia.

Oggigiorno sono arrivato a considerare un’idiozia spendere decine di migliaia di euro per una scatola di metallo la cui utilità e piacere è simile ad un calcio nei coglioni.  Perchè? Semplice…ecco cosa succede ad un povero tapino che decida di intraprendere un viaggio in auto.

Partenza e subito devi ricordarti se hai le gomme invernali o hai ancora i pneumatici estivi, le catene, il giubbetto giallo canarino per ogni evenienza, il triangolo d’ordinanza..qualcuno arriva a prendere anche l’estintore..insomma parti a già ti tocchi le palle pensando “io speriamo che arrivo”.

Imbocchi l’autostrada e dici “ecco..ora mi rilasso”… un par de balle. Una volta era così, entravi in autostrada e via ..leggero all’inizio e poi bello rilassato e rodato il motore, si partiva a velocità decisamente sostenuta. Questo se le condizioni lo permettevano ovviamente e per condizioni intendo: visibilità totale, poco o quasi nullo traffico e condizioni climatiche ottimali (no nebbia, pioggia, neve o altro). A questo punto si poteva anche lanciarsi a 180/200 senza tanti problemi ed il viaggio era una breve e piacevole parentesi. Troppo alta la velocità? No..dipende dall’auto e dal cervello di chi guida; ho visto guidatori che viaggiavano a 60 orari fare manovre da arresto immediato.

Comunque questo era una volta, scodatevelo, fa parte del passato. Ora il viaggio è uno stress amplificato da quella balordissima invenzione che è il navigatore. Ogni trenta secondi emette suoni..bip … mugolii “attenzione”..per segnalare fantomatiche postazioni di autovelox nel pieno deserto dei tartari. E quando ti abitui a questo martirio e lo caghi quanto un telegiornale di Fede, ecco che compare la scritta “tratto controllato con tutor satellitare”. Minchia..c’è il capitano Kirk che mi controlla dall’Enterprise?

Ed ecco perchè il viaggio diventa uno stress continuo. Sì perchè non sei il solo a combattere con questi aggeggi malefici e quindi il tuo viaggiare è condizionato dal viaggiare degli altri disperati ed tutto un viaggiare a molla. Quando tutto tace si prende confidenza e si accellera un attimo, subito dopo il malefico inizia a “bippare” ed allora ecco che si frena o rallenta con varie intensità C’è l’automobilista che inchioda se supera di due km il limite quando sente il “bip” e quello che beatamente se ne sbatte e quindi si crea un pericolosissimo viaggio a più velocità con frequenti cambi della medesima e tu non sai mai chi hai davanti: se un autista modello “me ne sbatto” oppure “inchiodo e sono cazzi tuoi se mi pratichi una penetrazione posteriore non protetta”.

Finito il tormentone autostradale arrivi finalemente a destinazione e passi alla strada normale. Normale è una parola grossa. Il tempo qui si dilata e prende forme strane. Mentre sei in coda per raggiungere la tua metà e sei perso insieme a qualche altro centinaio di persone inscatolate che cercano di raggiungere la bellissima Firenze, riesci tranquillamente a rileggerti la “critica della ragion pura” di Kant e pure a trovare l’errore che impedisce l’applicazione della fusione fredda ma non riesci a raggiungere il semaforo che ti sta a pochi metri.

E quando, dopo aver esaurito tutte le più colorite maledizioni conosciute dell’aramaico antico, raggiungi la tua meta superando autovelox cittadini che limitano la velocità delle auto ma non delle lumache che ti sono sfrecciate a destra e sinistra senza neanche le gomme invernali tu finalmente pensi che sia tutto finito…ecco che sorge un piccolo insignificante problema: dove cazzo posteggio?

Prima provi a girare in tondo alla ricerca di uno spazio anche minimo dove inserire una ruota ma qualche buontempone fiorentino ha pensato bene che questa tattica vada rivista e così appena giri in una via ti trovi a seguire un percorso della Via Crucis con fermate obbligatorie a tutte le varie stazioni. In pratica, dopo un tour involontario e non voluto, di tutta Firenze e con una puntatina anche a Pisa, ecco che riesci a notte fonda a tornare nella posizione di partenza. A quel punto di solito succede che ti fermi, smonti la macchina pezzo a pezzo e l’ammucchi da qualche parte confidando nella buona sorte.

Io ho avuto più fortuna avendo prenotato per tempo un parcheggio presso l’albergo…o almeno credevo. Ho scoperto che l’auto è stata portata in Sardegna con il traghetto ed è stata parcheggiata dalle parti di Nuoro. L’ho scoperto quando ho chiesto se potevano andare a prendermi la macchina. Mi hanno guardato strano e mi hanno detto che dovevo avvisare qualche “ora” prima per avere l’auto… Successivamente ho trovato tracce di peli di muflone impigliati nel paraurti posteriore ed ho capito dove era stata portata l’auto.

Se poi si riesce ad avere l’auto..non è che sia quella gran cosa perchè girare per Firenze o qualsiasi grande città italiana è come voler perderela testa. Il navigatore fornisce indicazioni indecifrabili tipo “svolta a destra tenendo la sinistra”…frase che solo Dalema potrebbe aver coniato..E quando poi tenti la manovra del compromesso storico ti ritrovi davanti un cartello che dice che di lì non si passa perchè senso unico.

Insomma…una volta era bello andare a fare una scampagnata in auto, ricordo lunghi viaggi con la mia famiglia e mio padre che giocava con me ad indovinare le province delle targhe od a tenere il conto di quante “MO” o “PD” si erano incontrate durante il viaggio. Oggi…sarebbe impossibile, anche perchè le targhe sono un’accozzaglia di cifre e lettere indecifrabili.

A conclusione…è finita l’era dell’auto ma non so ancora che era sia cominciata ma di sicuro non è una gran cosa.

P.S. bella comunque Firenze…mi sono fermato solo un paio di giorni e c’era una temperatura quasi primaverile e poi ho seguito anche i consigli culinari di marisa…ma questa è un’altra storia che non posso raccontare…troppo incasinata.

Racconto di primavera – La notte dei miracoli

Eri carina, forse non la più bella della classe ma sicuramente lottavi per una medaglia. Onestamente non avevo mai fatto un pensiero che non sia stato meno che impuro su di te ma certamente mai serio. Gli ormoni viaggiavano a mille ma la realtà delle cose mi diceva che le distanze c’erano.Tu avevi sempre un codazzo di allupati che ti giravano intorno ed un cavalier servente (denominato da me “scorfano”) che non ti mollava un attimo mettendo a disposizione tutte le sue conoscenze sullo scibile umano pur di starti vicino.

Io stavo nel mazzo, non ero il re di cuori ma neppure il due di picche anche se ne avevo raccolto una discreta collezione. Avevamo feeling però. Spesso si rideva insieme e si passava piacevolmente il tempo quando io smettevo di giocare  al  “playboy” e tu alla “figa”. Erano momenti dove onestamente non pensavo al tuo aspetto fisico (e non era una cosa semplice, credimi..) ma stavo bene con te per il tuo modo di vedere le cose e mi piaceva parlare con te.

Finalmente arrivò  la primavera di uno di quegl’inquieti anni settanta,anni di piombo tristi e grigi. E con la primavera la classica gita scolastica che dava ossigeno ed era un’occasione per un’evasione “controllata”. Meta classica ed arcinota (almeno per me) ma sempre affascinante: Firenze. Non ricordo quasi niente del viaggio in autobus, avevo giocato a poker con alcuni altri sino qualche ora prima della partenza e penso di aver dormito per tutto il tragitto.

Il risveglio è stato splendido; piazzale Michelangelo e vista stupenda della città e poi mi volto e ti vedo con i capelli mossi dal vento che sorridi e scherzi con lo scorfano che ti segue come un’ombra. Sarà perché ero assonnato, sarà perché Firenze è una città che mi piace ma in quel momento mi è sembrato carino pure lui. Probabilmente era il riflesso della luce che emanavi.

Il resto è pura cronistoria di una semplice gita studentesca; ostello con seguente lotta per i posti considerati “strategici” quelli cioè più lontani dai cerberi e con possibilità di svicolare fuori in ore proibite, visite a musei, zingarate in gruppo nel tempo libero ect ect. Insomma nulla che valga la pena di essere raccontato e ricordato se non per il piacere e la nostalgia di un’età che non tornerà più. Poi ecco la notte incriminata.

Serata quasi libera da controlli “prof” e quindi pizza tutti insieme e casualmente (è vero…fu un caso voluto, magari cercato ma solo caso) sediamo vicini e lontani dallo scorfano. Solo per questo fatto, la pizza è buonissima e la serata scorre veloce.  Alla fine si prendono varie direzioni; i rompicoglioni se ne tornano in albergo, alcuni vanno in discoteca a folleggiare, altri in giro a cazzeggiare ed a perder tempo ed in questo sono un maestro. Tu mi segui in questo gruppo e decidiamo di andare a Ponte Vecchio, un classico con i freakkettoni della notte che lo popolano. Tra una canzone e l’altra iniziamo a parlare e piano piano ci troviamo un po’ distanti dal gruppo.

Non so se siamo noi in fuga o se il mondo ci ha dimenticato; la differenza può essere la maglia rosa o la maglia nera ma al momento non penso assolutamente a questo. Ora penso solo a guardarti ed ha parlare con te. Sono stupito perché sembra che tu conosci più cose di me di quelle che pensavo; cose che ho detto o fatto a scuola o magari con gli altri compagni di classe. Non pensavo che tu “registrassi” anche le idiozie che facevo. Io tutto sommato conosco il tuo corpo per averlo “visto” e “rivisto” più volte nelle mie fantasie, ma mai mi ero addentrato a conoscerti realmente.Mi ero sempre fermato in superficie.

Siamo finiti vicino a Boboli ed una panchina ci offre una sosta. Per Paolo e Francesca fu galeotto un libro, io devo ringraziare una panchina., decisamente più ingombrante. Dicono che la notte è magica a Roma e sarà sicuramente vero ma anche a Firenze non scherza. Del resto la notte è magica in ogni luogo o città dove ti siedi su una panchina a sedici anni con una bella ragazza a fianco. La notte di Firenze diventa ancora più magica quando senza preavviso e nel bel mezzo di un discorso ti avvicini e mi baci. Sì lo so, il mio problema è che talvolta sono logorroico e se un argomento mi prende per il verso giusto…parlo ..parlo..parlo. Divento dispersivo e non focalizzo e perdo di vista l’obiettivo principale. Vedi? Anche ora sono il solito…

Però non me l’aspettavo e mi lasci senza parole per la prima volta nella mia vita. Non che senta il bisogno di parlare più di tanto, sto scoprendo cose molto più interesanti.  Il resto è solo una notte di primavera nei lontani anni settanta nella magica Firenze. La notte dei miracoli.

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