Primavera

Racconto di primavera – La notte dei miracoli

Eri carina, forse non la più bella della classe ma sicuramente lottavi per una medaglia. Onestamente non avevo mai fatto un pensiero che non sia stato meno che impuro su di te ma certamente mai serio. Gli ormoni viaggiavano a mille ma la realtà delle cose mi diceva che le distanze c’erano.Tu avevi sempre un codazzo di allupati che ti giravano intorno ed un cavalier servente (denominato da me “scorfano”) che non ti mollava un attimo mettendo a disposizione tutte le sue conoscenze sullo scibile umano pur di starti vicino.

Io stavo nel mazzo, non ero il re di cuori ma neppure il due di picche anche se ne avevo raccolto una discreta collezione. Avevamo feeling però. Spesso si rideva insieme e si passava piacevolmente il tempo quando io smettevo di giocare  al  “playboy” e tu alla “figa”. Erano momenti dove onestamente non pensavo al tuo aspetto fisico (e non era una cosa semplice, credimi..) ma stavo bene con te per il tuo modo di vedere le cose e mi piaceva parlare con te.

Finalmente arrivò  la primavera di uno di quegl’inquieti anni settanta,anni di piombo tristi e grigi. E con la primavera la classica gita scolastica che dava ossigeno ed era un’occasione per un’evasione “controllata”. Meta classica ed arcinota (almeno per me) ma sempre affascinante: Firenze. Non ricordo quasi niente del viaggio in autobus, avevo giocato a poker con alcuni altri sino qualche ora prima della partenza e penso di aver dormito per tutto il tragitto.

Il risveglio è stato splendido; piazzale Michelangelo e vista stupenda della città e poi mi volto e ti vedo con i capelli mossi dal vento che sorridi e scherzi con lo scorfano che ti segue come un’ombra. Sarà perché ero assonnato, sarà perché Firenze è una città che mi piace ma in quel momento mi è sembrato carino pure lui. Probabilmente era il riflesso della luce che emanavi.

Il resto è pura cronistoria di una semplice gita studentesca; ostello con seguente lotta per i posti considerati “strategici” quelli cioè più lontani dai cerberi e con possibilità di svicolare fuori in ore proibite, visite a musei, zingarate in gruppo nel tempo libero ect ect. Insomma nulla che valga la pena di essere raccontato e ricordato se non per il piacere e la nostalgia di un’età che non tornerà più. Poi ecco la notte incriminata.

Serata quasi libera da controlli “prof” e quindi pizza tutti insieme e casualmente (è vero…fu un caso voluto, magari cercato ma solo caso) sediamo vicini e lontani dallo scorfano. Solo per questo fatto, la pizza è buonissima e la serata scorre veloce.  Alla fine si prendono varie direzioni; i rompicoglioni se ne tornano in albergo, alcuni vanno in discoteca a folleggiare, altri in giro a cazzeggiare ed a perder tempo ed in questo sono un maestro. Tu mi segui in questo gruppo e decidiamo di andare a Ponte Vecchio, un classico con i freakkettoni della notte che lo popolano. Tra una canzone e l’altra iniziamo a parlare e piano piano ci troviamo un po’ distanti dal gruppo.

Non so se siamo noi in fuga o se il mondo ci ha dimenticato; la differenza può essere la maglia rosa o la maglia nera ma al momento non penso assolutamente a questo. Ora penso solo a guardarti ed ha parlare con te. Sono stupito perché sembra che tu conosci più cose di me di quelle che pensavo; cose che ho detto o fatto a scuola o magari con gli altri compagni di classe. Non pensavo che tu “registrassi” anche le idiozie che facevo. Io tutto sommato conosco il tuo corpo per averlo “visto” e “rivisto” più volte nelle mie fantasie, ma mai mi ero addentrato a conoscerti realmente.Mi ero sempre fermato in superficie.

Siamo finiti vicino a Boboli ed una panchina ci offre una sosta. Per Paolo e Francesca fu galeotto un libro, io devo ringraziare una panchina., decisamente più ingombrante. Dicono che la notte è magica a Roma e sarà sicuramente vero ma anche a Firenze non scherza. Del resto la notte è magica in ogni luogo o città dove ti siedi su una panchina a sedici anni con una bella ragazza a fianco. La notte di Firenze diventa ancora più magica quando senza preavviso e nel bel mezzo di un discorso ti avvicini e mi baci. Sì lo so, il mio problema è che talvolta sono logorroico e se un argomento mi prende per il verso giusto…parlo ..parlo..parlo. Divento dispersivo e non focalizzo e perdo di vista l’obiettivo principale. Vedi? Anche ora sono il solito…

Però non me l’aspettavo e mi lasci senza parole per la prima volta nella mia vita. Non che senta il bisogno di parlare più di tanto, sto scoprendo cose molto più interesanti.  Il resto è solo una notte di primavera nei lontani anni settanta nella magica Firenze. La notte dei miracoli.

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