Tempo

The Notting Hillbillies – Your Own Sweet Way (Dedicato a Chiara)

Avendo ancora tempo a disposizione voglio continuare nelle dediche musicali dei miei commentatori che al 99% sono donne. Cosa nata per scherzo e che poi miè piaciuta.

Oggi è tosta la cosa in quanto la dedico a Chiara. Chiara mette spesso musica nel blog e quindi i gusti musicali si possono capire abbastanza facilmente, basta seguire le tracce che lascia. Però questo è troppo facile ed allora se dedica deve essere che almeno sia un pò più argomentata.

Ed ecco che sono giunto ai The Notting Hillbillies ..che probabilmente non sono nelle corde musicali di Chiara ma che hanno  un senso con questo pezzo se si considera lo spirito vagabondo e fortemente libero della sua gente (così dice lei se non erro).  E penso che nessuno potrà farle mai cambiare idea una volta presa una decisione, andrà sempre per la sua strada.

La canzone è “Your Own Sweet Way”.  Per chi non li conoscesse, il gruppo  è composto da Mark Knofler (chitarrista Dire Strait)  ed alcuni suoi amici.

http://bibiebibo.com/video/Notting_Hillbillies_Your_Own_Sweet_Way.flv

Your Own Sweet Way

There is nothing I can do
Nothing I can say
You’ll do what you want to
You’ll go your own sweet way
You’ll go your own sweet
Your own sweet way
You’ll go your own sweet
Your own sweet way

Now I can talk to you serious
I can talk to you nice
But when it comes to love
You won’t take good advice
You’ll go your own sweet
Your own sweet way
You’ll go your own sweet
Your own sweet way

It doesn’t matter what I say
What I do or what I think
You can lead a horse to water
You can’t make him drink
You’ll go your own sweet
Your own sweet way
You’ll go your own sweet
Your own sweet way

Blog e barche a vela

In questi giorni il blog va un pò a singhiozzo e me ne scuso con i lettori (ammesso che ci sia qualcuno che lo legga).

Purtroppo è una cosa fisiologica, di cose da scrivere e da dire ce ne sarebbero tante, stronzate comprese. Quello che manca è il tempo. Francamente invidio i blogger “normali” che hanno tutto il tempo che vogliono.

“Che vuol dire “normali”? Semplice, quelli che bloggano con nome e cognome oppure dietro anche nick di fantasia ma tranquillamente da casa o in ufficio senza troppi problemi.

Purtroppo il mio caso è diverso, sono un “anormale”  e fin qui nulla di strano…sono anni che mia madre mi dice che sono nato un pò scemo.

L’anormalità risiede nel fatto che “bibiebibo” non esiste, c’è solo nel virtuale e nelle mie fantasie. Nessuno nella vita reale conosce “bibiebibo” e quindi il tempo per scrivere è rubato di nascosto al tempo per lavorare o mentre si lavora.  Nessuno si preoccupi… lavoro in proprio e quindi rubo a me stesso.

Molti blogger alla sera a casa o di notte si mettono a sistemare il loro blog, organizzano per bene gli argomenti da trattare, scrivono articoli corredati da foto, tutti belli perfettini senza neanche una sbavatura linguistica o grammaticale.

Cazzo che bello sarabbe poterlo fare! Io devo scrivere al volo, senza quasi neanche la possibilità di rileggere. Alla sera spesso mi vengono delle idee su quello che letto o visto durante la giornata e devo tenermele nella testa e sperare di riprendere il filo il giorno dopo.

Ecco perchè ogni tanto il blog si incarta e mi ricorda quelle tristi barche a vela ormeggiate ai pontili durante l’inverno. Abbandonate, sporche ed infagottate, lasciate ad ondeggiare al loro destino senza alcuno scopo, mentre invece le vorrei vedere sempre lucide e filanti con le vele spiegate a solcare il mare come avviene d’estate.

Mi piacerebbe aver un bel blog lucido e filante come quelle barche a vela… purtroppo ricorda quelle incartate.

Il tempo passa.

In questi giorni ho guardato sanremo, ho bevuto del vino buono, ho mangiato bene. Ho ascoltato musica, ho amato e forse sono stato amato. Oggi ho pensato ad una cosa molto semplice: domani potrebbe essere l’ultimo giorno, potrei essere morto. Niente di strano, succede tutti i giorni ogni secondo che passa qualcuno muore, è normale.

La cosa diversa è ho pensato che potrebbe succedere a me ed allora mi sono chiesto se ho vissuto e se ne fosse valsa la pena. Non so, vissuto ho vissuto ma certo non la vita che sognavo. Ho incrociato un compagno di scuola recentemente. Due figli, un’ottima situazione economica, direi importante. Ha comprato un’appartamento in una città per un suo svago personale. Era un suo sogno di quando era un ragazzo. Ecco forse lui ha realizzato quello che desiderava dalla vita. Io non penso di esserci riuscito.

C’è tempo verrebbe da dire, “sei ancora giovane”. Sì in teoria è così ma se domani finisce tutto di tempo non ne avrei più. Ho pensato anche a chi lascerei e devo dire che sarei enormemente dispiaciuto per mia moglie, per tutto quello che non ho fatto e non le ho detto, degli altri tutto sommato non sentirei la mancanza e la cosa penso sarebbe reciproca. Pensieri bui? No, al contrario analisi della propria vita. Ogni tanto bisognerebbe farla per prendersi un pò meno sul serio e per prendere meglio la vita. Stasera ad esempio ho deciso di portare fuori a cena mia moglie, è da parecchio che non usciamo più da soli a cena senza alcun motivo. Stasera si ricomincia…e magari uso meglio il tempo che resta.

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Time Waits For No One / Il Tempo Non Aspetta Nessuno

Si la stella passava dolcemente
La corrente continuava a scorrere
Si eravamo tranquilli e rilassati
E la guardavamo volare
E il tempo non aspetta nessuno
E non mi aspetterà
Il tempo non aspetta nessuno
E non mi aspetterà

Il tempo può tirare giù un palazzo
O distruggere il viso di una donna
Le ore sono come diamanti
Non sprecatele

Il tempo non aspetta nessuno
Non regala nulla
Il tempo non aspetta nessuno
E non mi aspetterà

E il tempo non aspetta nessuno
E non mi aspetterà
Il tempo non aspetta nessuno
E non mi aspetterà

Gli uomini costruiscono torri al proprio passato
Alla loro fama eterna
Eccolo arriva taglia e falcia
Sentilo ridere ai loro imbrogli

E il tempo non aspetta nessuno
E non mi aspetterà
Il tempo non aspetta nessuno
E non mi aspetterà

Bevi la tua estate
Raccogli il grano
I sogni di una notte
Svaniranno all’alba

E il tempo non aspetta nessuno
E non mi aspetterà
Il tempo non aspetta nessuno
E non mi aspetterà

Il “Luiss”

Il ricordo del Luiss è uno dei più antichi, risale ai tempi della mia infanzia al paesello natio.

Il Luiss era un personaggio già per i grandi, figuriamoci per i bambini. Per quanto mi sforzi, non riesco a ricordarlo se non con la canottiera e i pantaloncini corti; il suo guardaroba era ridotto a questi due semplici elementi ed ai piedi dei sandali. Inverno o estate per lui c’era poca differenza, erano solo stagioni importanti per la coltivazione. In inverno la canottiera era coperta da un maglione di lana pesante, i pantaloni diventavano lunghi e comparivano delle scarpe. Ma l’inverno del Luiss era cortissimo od almeno questo era quello che sembrava a noi.Forse l’equivoco nasce dal fatto che in inverno erano minori per me le occasioni per incontrarlo.

Il Luiss era un mezzadro che viveva appena fuori paese; moglie (santa donna si diceva) e tre figli di cui uno era nella mia classe. Per noi era uno spasso vederlo quando arrivava in piazza per il mercato o si fermava al bar per chiacchierare con amici. Era imponente ma la definizione esatta è enorme. Il suo arrivo era preceduto dall’ansimare del suo mezzo di trasporto abituale, un “garellino” che faticava a spostare l’enorme massa di acqua (poca), vino (tanto) e grasso che era il Luiss. Da dietro sembrava una palla di lardo che si muoveva librandosi nell’aria perché il sellino scompariva avvolto da un culone di dimensioni ciclopiche. La circonferenza addominale era da primato mondiale se ci fosse stato un primato del genere.

La voce era in relazione alla massa. Spento il motorino, risuonava in tutta la piazza il suo grido di battaglia “Alura fioj?” (Allora ragazzi?) che era sempre uguale ogni giorno. La testa ricordava un pallone, tonda e senza un capello. Ne aveva ancora parecchi ma per comodità aveva iniziato a farsi la barba ed a radersi in contemporanea i capelli. Se dovessi trovare un suo sosia, in questo momento mi viene in mente solo Shrek.  Naso importante e di un color rubizzo come anche le guance. La pelle era contadina e cioè cartavetrata e bruciata. Le mani erano una cosa sola, non si notava a prima vista alcuno spazio tra le dita. Il figlio mi aveva detto che prendere  una sberla di suo padre era come prendere un badile in testa.

Ricordo una volta che il povero garellino non ne volle sapere di ripartire ed il Ciclope dopo un paio di tentativi andati a vuoto, senza pensarci molto lo scaraventò contro una colonna accompagnando il gesto con un sonoro “Ma va da via al ku!”  e prese la strada di casa a piedi. Al bar si raccontavano le gesta eroiche del Luiss in campo culinario ed enologico. Si raccontava di epiche bevute e di queste son certo perchè i racconti del figlio non erano diversi. Una volta non rientrò a casa e la moglie si decise di notte ad andare a cercarlo. Lo trovò che dormiva beatamente a pochi metri da casa sdraiato in un campo.

Io non sono stato testimone di queste gesta ma pare che per scommessa, si sia mangiato un’oca intera e vi assicuro che non è una cosa da prendere alla leggera anche se ritengo fosse alla sua portata.

Erano altri tempi ed altri eroi.

Neve e clima

“Che palle…nevica ancora.”  Questa è la prima cosa che ho pensato stamattina guardando fuori dalla finestra.

Frase normale ma poi mi sono ricordato di altre frasi  di quando ero un bimbo.  Come cambiano i punti di vista rispetto a cose immutate.

Siamo noi che per fortuna o sfortuna cambiamo, la neve c’è sempre stata e questa non è diversa da quella che c’era quando ero un bimbo che era tutto felice guardando la magia dei fiocchi che scendevano dolcemente dal cielo.

Allora non vedevo l’ora di uscire e buttarmi in mezzo alla neve, rotolarmici dentro e cominciare epiche battaglie di palle di neve con gli amici. Il freddo non lo si sentiva più, anzi ..dopo un pò faceva caldo. Sudato fradicio con le dita oramai insensibili restavo fuori sino a quando mia madre mi recuperava nonostante qualche resistenza da parte mia.

Sudato e stanco ma felice, felice come appunto può esserlo un bambino.

Oggi invece la sensazione è di fastidio, quasi di odio. Non la sopporto più. E’ diventata una cosa “sporca” che intralcia la vita di tutti i giorni, il mio quotidiano vivere. E’ vero che ora sono “grande ed ho delle responsabilità” ma sarebbe bello poter guardare fuori dalla finestra ancora per una volta ed essere felice come allora.

Mah…ad ogni modo giusto per non cadere nel melenso, mi pare che i sostenitori dell’effetto serra, del riscaldamento del pianeta hanno capito un pò un cazzo di come funzionano le cose al mondo. 100 anni, 1.000 anni 100.000 anni sono una caccola nella dimensione temporale del nostro pianeta e quindi le trasformazioni climatiche riferite a decenni o millenni sono niente.Potremo certamente riscaldare troppo il pianeta e dopo magari tornerà la glaciazione, la cosa certa è che il tempo non si preoccupa dell’uomo, il tempo digerisce anche le radiazioni nucleari, ci mette tempo ma se non ne ha lui…

Finchè morte non vi separi

E’ storia antica che si risale a tanto tempo fa, a tempi oramai andati e che non torneranno mai. Non è il “Piccolo mondo antico”, è più sanguigno, più terreno ma è sempre passato.

Il paese ed anche il paesaggio ricordano in parte il delta del Pò raccontato da Guereschi nel suo “Don Camillo”, in fondo è “bassa” anche questa.

Ero piccolino quando per la prima volta ho visto il “Togn” e la “Peppina”. In dialetto “Togn” sta per “antonio” e “Peppina” per “giuseppina”. Una volta i nomi venivano ripetuti e quindi non c’era spazio per le “deborah con l’acca” od i “simon”. Rigidamente c’era il culto degli antenati riproposto con l’imposizione dei nomi dei nonni ai nipoti per ricordo. E così era una sequela di “antonio, mario, maria, ect ect” che continuavano a riproporsi e riprodursi perennemente.

Il paese era ed è piccolo, zona rurale senza tante pretese; qualche cascina un pò più importante, la chiesa, il campanile e poco altro. Ci si conosce tutti e spesso si usano dei soprannomi per indicare piccoli particolari caratteriali o dell’aspetto.

Il “Togn” era un agricoltore come tanti altri, piccolo e tozzo, forte ma già vecchio a trent’anni. Eroso e consumato dal sole e dalla fatica, aveva una faccia che sembrava scolpita e lavorata a mano da un esperto intagliatore. Le mani erano impressionanti. Grosse, robuste, con dei polsi  che erano come un mio braccio. Le dita erano degli artigli. Eppure ricordo ancora adesso la delicatezza con cui mi accerezzava la testa arruffandomi i capelli.

Il “Togn” e la “Peppina” abitavano vicino a noi, nella stessa corte.Le case di corte erano fatte così; cortile in comune, bagno spesso in comune e poi una sezione della casa era privata, il piano terra con la cucina ed il “soggiorno” (se si poteva chiamare così..) e poi al piano sopra c’erano le camere.  Non parlo del 1700…solo qualche decina di anni fa. Ora se non hai l’idromassaggio sei un pezzente.

La “Peppina” era tutto il contrario. Un donnino piccolo ed esile che sembrava potesse essere portato via dal primo vento. Eppure era lei “l’uomo della famiglia”. Il “Togn” aveva un sacro timore della “Peppina”.

Io ero il suo preferito, non lo nascondo e lei neppure. Loro non avevano figli o meglio non ne avevano vivi. Ne avevano avuti ma la vita dà e poi prende. Quindi io ero il preferito, guai a toccarmi. Alcune volte ricordo che litigava persino con mia madre se mi allungava qualche sberla. Litigi per modo di dire sia chiaro ma era evidente che provava di tutto pur di difendermi.

Uno dei ricordi più vividi della “Peppina” era la merenda che mi preparava. Niente di artefatto o particolarmente complicato, prendeva un uovo e mi faceva un uovo sbattuto con lo zucchero…una delizia. L’uovo  montava che era una meraviglia e con lo zucchero era una delle cose più buone che si potesse immaginare.

Anche il “Togn” mi voleva bene, a suo modo ovviamente. L’arruffamento dei capelli era il massimo dell’affetto che riusciva a dimostrare ma era anche il massimo che si poteva pretendere da lui. “Indurito e temprato dalla fatica” direbbe qualcuno. In realtà era spezzato e svuotato. Era un mulo da tiro infaticabile ma gli era preclusa ogni altra possibile espressione.

Impossibile dire quanti  anni avessero ma sicuramente parecchi. Quando li ho conosciuti io erano già “vecchi” se si può dire così. Ogni giorno era un pò una battaglia. In teoria litigavano sempre ma erano litigi d’amore. Schermaglie più che altro e nulla più, il padrone era la “Peppina”.

Un giorno sono tornato da scuola ed ho notato uno strano via e vai in cortile.  Non c’è voluto molto  per capire cosa fosse successo. Sembra che la “Peppina” abbia inciampato e sia caduta dalle scale. Quei pochi etti di ossa non hanno retto ed è morta praticamente subito. Il “Togn” era stato avvisato ed ora era lì, distrutto in ogni parte del corpo e dello spirito.

I funerali sono stati fatti dopo un paio di giorni mi pare. C’era molta gente, in un paese piccolo ci si conosce tutti. Il “Togn” sembrava ancora più vecchio. Ricordo che non ha versato una lacrima, era sempre serio e triste ma mai  una lacrima.

Due giorni dopo il funerale non abbiamo più visto il “Togn” come al solito ed allora hanno bussato alla porta e poi sono entrati in casa. L’hanno trovato a letto, dormiva o così sembrava. Lui non ha potuto restare a lungo senza la “Peppina”.

Il terreno era ancora fresco e smosso quando è stato fatto il funerale del “Togn”. Li hanno sepolti vicini come vicini hanno vissuto per circa 40 anni, si erano conosciuti da ragazzini praticamente e non si erano mai lasciati.

“..finchè morte non vi separi..”

Anni ottanta, il “Togn” e la “Peppina”, la seduzione.. cronaca di una notte movimentata.

Stamattina avrei parecchie cose da raccontare e da scrivere. Ho avuto una notte complessa, di quelle che ogni tanto mi capitano. Una gara tra me e Morfeo a vedere chi dei due si stufa prima; vinco quasi sempre io, Morfeo prova con tutte le armi, Marzullo…i programmi di rai educational… nulla. Da quando ho il satellite prova anche con i programmi arabi e qui qualche volta ci riesce.

Tutte le altre volte vinco io e resto sveglio a pensare, a scrivere, a leggere, a fare nulla. Tempo perso? Tutt’altro, lo considero il tempo meglio speso della mia vita. E’ in questo dormiveglia che elaboro le cose migliori, su ogni fronte.

Questa notte ho avuto tutta una serie di idee da metter giù, cose da scrivere, racconti di cose successe..insomma tanto materiale da inserire qui e tante cose da fare anche in altri campi, non si vive di solo blog od internet per fortuna.

Un pò di anticipazioni a caso, non è detto che poi tutte diventeranno qualcosa, magari resteranno solo idee, bozze. La prima riguarda la seduzione ovvero se è l’uomo che seduce o la donna, argomento trito e ritrito ma non mi ero mai soffermato a guardarlo non dal punto di vista generale ma particolare, cioè rapportandolo alle “mie” esperienze. Forse ne uscirà un qualcosa..non so..forse troppo personale.

Altro argomento, mi sono ritrovato a pensare ad alcuni personaggi del passato lontano della mia infanzia e del mio paese natale. Già in passato avevo iniziato a creare dei ritratti di questi personaggi e penso che lo rifarò. Me ne sono venuti in mente  due in particolare: il “Togn” e la “Pepina”. Il ricordo è affiorato passando per voli pindarici legati alla riflessione sulla seduzione e quindi poi amori.. vita di coppia.. ect.. ed ecco che sono arrivato a loro due. Racconto in fase di elaborazione mentale, quando ho tempo, lo scrivo.

Poi mi sono apparsi gli “Anni Ottanta”, non quelli di Raf ma i miei. Cosa ho fatto in quegli anni, come li ho vissuti, se li ho bevuti o se me li sono lasciati scivolare addosso. Amori e musica.

In conclusione, una notte sconclusionata di quelle che portano alcuni a consigliarmi un bel valium prima di andare a nanna così si evitano trituramenti di palle sul blog.

Ah… la mattinata è proseguita nella stessa direzione, ho incrociato una mia ex  che non vedevo da circa vent’anni. Lei non mi ha neanche riconosciuto, poi sì.  Storia complessa e strana anche questa. E’ ancora in ottima forma, se non ho capito male si è separata (considerando tutto,  era anche prevedibile…… mah).

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Natale, ha ancora un significato?

Tra qualche giorno è Natale.  Forse sarebbe meglio dire che tra qualche giorno sarà il 25 dicembre e che casualmente ci sarà anche il Natale.

Per “Natale” intendo quello vero che c’era un pò di tempo fa, quando ero bimbo. Com’era? Era così.

Il Natale cominciava circa una quarantina di giorni prima. Mi ricordo che da piccolo c’era l’usanza di fare o comprare una specie di calendario.  Ricordo che dovrebbe essere legato all’Avvento ma non ho voglia di ricorrere a wikipwndia o google, chi ha voglia se vada a cercare.

Ad ogni modo questo “calendario” l’ho ritrovato anche nella tradizione natalizia tedesca quando fui ospite presso amici. In pratica era un cartellone con tante finestrelle ed ogni finestrella rappresentava un giorno ed ogni giorno ne veniva aperta una, più difficile spiegarlo che farlo..

Sotto la finestrella c’era un angioletto od una stella o qualcosa di simile. Si potevano acquistare oppure si potevano fare a casa, nel mio caso era questa la soluzione. Il lavoro di preparazione era la parte più bella. Ora non mi ricordo come cavolo facevo di preciso (anche perchè c’era l’aiuto prezioso e decisivo di mia madre) ma il risultato era bello e non vedevo l’ora ogni mattina appena sveglio di aprire una finestrella; ogni apertura era un giorno più vicino Natale.

Una volta, quando ero più grandicello, vidi una cosa così con una variante favolosa; quando si aprivano le finestrelle si trovano dei cioccolatini al posto degli angioletti. L’avessi avuta da piccolo…

Poi c’era la preparazione dell’albero e del presepio. Albero o presepio erano come Bartali o Coppi, dividevano l’Italia in fazioni bellicose. Io, per non sbilanciarmi, facevo sia uno che l’altro ed ero contentissimo della scelta.

L’albero era meno complesso da fare ma richiedeva uno studio accurato delle luci (mica avevo le migliaia di luci cinesi che ci sono oggi..) e del posizionamento dei “pezzi” migliori per poterli evidenziare. Ricordo una boccia speciale, era di vetro soffiato, blu cobalto con un’inserzione cromata che ne faceva risaltare la bellezza. Era la mia preferita ed era sempre l’ultima a trovare posto. Anche la punta era importante, era il culmine e doveva splendere di una luce tutta sua.

Il presepe era molto più complesso e laborioso, talvolta prendeva giorni interi. Chiaro, se volevi farlo bene. Io avevo la fortuna di poter trovare senza problemi il muschio, cosa che in città era molto più difficile.  Il muschio fresco garantiva una bellezza in più al presepe. Negli ultimi presepi che ho fatto, avevo anche inserito un piccolo fiume ed era bellissimo. Anche qui avevo un pezzo preferito, era l’asinello. Non era niente di particolare, aveva anche uno zoccolo rotto ma a me piaceva e non so perchè.

Quando l’albero era pronto, il presepe pure e si apriva l’ultima finestrella…era Natale.

Ed ora i regali!!

Insomma, non era proprio così. I regali di una volta non erano propriamente i regali di adesso. Devo dire che non mi è mai mancato nulla ma non avevo certo tonnellate di giochi. Forse è stato anche un bene perchè così giocavo fuori casa. Uno dei regali più belli che ricordo ed ero molto ma molto piccolo è una macchinina a pedali rossa. La mia ferrari personale. Avrò avuto quattro o cinque anni ma è stato il gioco con cui ho passato più tempo penso.

Questo è il Natale che ricordo con più piacere. Con il tempo il Natale è cambiato e parecchio. Sono diventato grande e non ho più fatto il presepe, l’albero qualche volta ma il più delle volte lo faceva mia madre. Ovviamente di calendario non se ne parla proprio. I regali sono diventati la parte più importante, forse l’unica.

Ed è cominciato ad essere stressante.

Sì, a Natale spesso mi stresso. Corri di qui, vai di là, compra questo, compra quello. Il regalo per tizio, caio..sempronio.. tito…e qualsiasi testa di cazzo che per un particolare motivo ho avuto a che fare per lavoro o altro. Gli amici, le amiche, i parenti e tutti gli altri. A questa ricerca del regalo si è ridotto il mio Natale.  Anzi, si ERA ridotto, da un pò di tempo ho smesso di fare regali e prego tutti quelli che conosco di non farmene.

Non ho bisogno che qualcuno mi regali una cravatta orribile od un libro che non leggerò mai. Se ho bisogno una cravatta, entro in un negozio anche ad aprile e la compero. Se ho voglia di leggere un libro lo compero anche ad agosto. Non è necessario che tutte queste utilissime cose mi arrivino a dicembre.

Così tutti quelli che mi conoscono oramai lo sanno ed evitano di farmi regali ed io evito di farli a loro con buona pace dei negozianti. Da quando faccio così, sto meglio, mi godo un pò di più il periodo natalizio, però mi chiedo sempre se ha ancora un senso il Natale.

Sono diventato troppo sofistico..dovrei prendere le cose come vengono e farmi meno domande. Devo essere più ottimista, forse dovrei andare all’Unieuro…”l’ottimismo è il profumo della vita”.

Christine

Prologo: tempo e luogo

Londra, tanto tempo fa.
Come si fa a non innamorarsi di una città così quando non si hanno grossi problemi, non si hanno vincoli e ti girano un pò di soldi in tasca?

In quel periodo della mia vita ero in questa idilliaca condizione; giovane ma non troppo, nessun vincolo particolare, discreta disponibilità finanziaria dovuta ad un buon lavoro e nessun mutuo da pagare. In questa condizione mi trovo a vivere a Londra per circa un mese. Li chiamano “stage formativi”, in realtà per me è una vacanza a tempo pieno.

Prendo casa in una zona centrale. Il primo tentativo è un disastro allucinante, contatto un’agenzia che mi trova una “kind location”…vicino a Kings Cross Railroad Station. Tradotto in pratica mi trova un cesso di camera in una specie di ostello vicino alla stazione di kings Cross, quella dove son bruciate una valanga di persone durante un incendio.

A parte il cesso in comune con un gruppo di sconosciuti che ad occhio e croce hanno molti anni meno di me ma molti più problemi di me a far quadrare i conti e forse anche qualche problema con il corretto uso di sostanze derivanti dall’oppio, il resto della camera è semplicemente la copia del cesso di cui sopra. La “location” è inserita in un angolo magnifico con vista su “pizza hut” e conseguente usufrutto gratuito dei profumi ed aromi provenienti dal medesimo. Se si considera che il bianco è un colore non frequentissimo tra i frequentatori notturni dei marciapiedi circostanti, ecco il quadro di un perfetto luogo dove poter spararsi in santa pace ed averne tutte le attenuanti del caso.

Passo due notti nella mia magnifica stanza, dormendo poco ma stringendo una sana e sincera amicizia con una famiglia di blatte che vive lì da tre generazioni. Di giorno passo il tempo alla ricerca di un alloggio dove trasferirmi anche se so che così facendo spezzerò il cuore al mio vicino di camera, un giovane spagnolo arrivato due giorni prima di me che al mio arrivo mi ha abbracciato come se fossi un fratello. Ero la prima persona “normale” che incontrava da tre giorni.

Finalmente il terzo giorno trovo una sistemazione alla portata delle mie finanze. Detto per inciso, sarei stato disposto a rubare il Tesoro della Corona pur di andarmene. La nuova “location” decisamente più accogliente. Mi sono trovato un’altra camera a Knightsbridge. Come dire dalle stalle alle stelle. Per chi non fosse pratico, è (..era..forse lo è ancora..) una zona molto carina, a due passi da Hyde Park, vicino ad Harrod’s, vicino alla mitica King’s Road (la strada famosa per la moda)..insomma come si dice “ho svoltato”.

L’affitto anche ha svoltato e di parecchio ma si vive una volta sola ed allora..

Al quarto giorno, mi sveglio, apro la finestra e vedo in lontananza uno spicchio di parco e poi si dice che la felicità è difficile da ottenere!

Per tre o quattro giorni cazzeggio in giro per le strade come un deficiente, avete presente i film tipo “un americano a parigi” o roba simile? Il mio stage non è ancora iniziato e quindi posso cercare di godermi la città e capire come muovermi.

Scopro la Londra delle piazze e delle vie più strane e poi passo alla Londra turistica con tutte le fermate classiche che è inutile elencare. Cosa rimarchevole, un baretto italiano con autentico caffè nel cuore di Soho.

Soho invece è una delusione pazzesca, la vita del quartiere del vizio londinese è una mestizia. Molto meglio spostarsi lungo “the thames”. Ci sono poi una serie infinita di locali tra convent garden e la zona dei teatri. Discoteche un pò dovunque e scopro la zona di Camden. Insomma, la prima settimana mi diverto a cazzeggiare a destra e sinistra come pochi.

Comincio lo stage, impegno minimo e frequenza solo al mattino, in pratica è una pacchia. Tra l’altro non è neanche molto lontano, zona paddington. Apro una parentesi. Paddington è una zona, a mio parere, molto bella con tutta una serie di case old style con i colonnati bianchi che risulta contaminata da una forte presenza di Indiani. Non so se questo ha influito ma la zona è anche un pullulare di annunci per incontri a pagamento.

A dire il vero, questa è una delle cose che ho visto subito. La prima volta che ho telfonato da una cabina, mi sono stupito; tutta la cabina era ricoperta di andesivi e bigliettini da visita di escort, accompagnatrici, sadomaso, etniche, call-girls, call-boys…ect ect. insomma tutto il campionario era a portata di mano. La sensazione era quella di un bambino lasciato da solo in pasticceria.

E qui comincia la storia.

Parte prima : la pasticceria ovvero sesso facile

Cosa fa un bambino lasciato solo in una pasticceria? Ovvio… assaggia le paste.

Ed ecco che un giorno mi trovo al regent’s park seduto su una panchina con un biglietto da visita in mano. Biglietto nero con una scritta oro in corsivo grande  “Mercedes” e più sotto “the dreams become truth” e dietro solo “call at xxxxxxxxxxxxx).

Si vive una volta sola…..ricordate?

“Hello, mercedes speaking, may I help you?” Certo che puoi aiutarmi…e così tra una battuta ed un pò di imbarazzo fisso l’incontro. Non è proprio a buon mercato, anzi direi caruccio ma fa niente. Non sto a raccontare come è andata, è andata ed anche molto bene.

E tutto comincia così. Se fosse andata male forse non sarei qui a raccontare e scrivere.

Dopo Mercedes provo qualche altra ragazza. Qualcuno può dire “ma scusa perchè non te ne cerchi una senza pagare? una ragazza normale come tutti”. Beh, in effetti ho trovato anche un paio di ragazze “normali” ma la normalità è un concetto molto relativo in Inghilterra ed a Londra specialemente. Una sera passo la serata in un pub a bere birra e giocare a dards e perdo senza ritegno però mi rifaccio con lo snooker. Tra un dard, una birra ed una partita a snooker, faccio amicizia con gli abitueè del pub. E’ una cosa difficilissima e rara. di solito il gruppo dei frequentatori abituali non caga mai i nuovo e men che meno i turisti ma forse perchè perdo molto a freccette divento simpatico.

Al momento della chiusura mi ritrovo con due ragazze del gruppo, nulla di speciale, carine ma nella media. “Italians do it better” e cazzate simili ed alla fine mi trov a dormire da loro. Dormire..eufemismo per dire che mi trovo a passare la notte con loro. Non sono mai stato un amante dell’orgia, dell’ammucchiata; non mi piace il traffico “on the bed” però sarà stato l’alcool o altro alla fine è andata a finire così con due ragazze “normali”.

Frequento anche una ragazza dle mio stage, frequento nel senso che talvolta si esce a mangiare e finito lì. E’ una ragazza ungherese che dice di essere imparentata con non so chi di importante del suo paese. Molto carina ed anche un pò strana. sarà anche imparentata con una persona importante ma un giorno mentre mangiamo seduti su una panchina di un parchetto mi chiede se posso farel un favore. “Ma certo” risponde il tacchino italiano d.o.c. (Di Origine Cazzuta). “Mi puoi prestare 50 pounds?” è l’angelica richiesta. Ora, la ragazza ha circa ventidue anni, bionda, un bel fisico, due occhioni blu che ora sono modello cucciolo di cooker e mi fissa speranzosa. Che pensate abbia risposto un autentico gentleman italiano d.oc.?  Esatto, proprio quello. Per inciso non ho secondi fini ma resto un pò sorpreso dalla richiesta e comunque anticipo che il suddetto prestito è ancora da essere saldato a distanza di anni. Diciamo che ho finanziato lo sviluppo di un paese emergente dell’est europa.

Ecco spiegato il perchè del ricorso ai biglietti ed agli annunci. Molto più rilassante e meno complicazioni e fraintendimenti. Se esco con una call- girls e questa mi chiede dei soldi non resto sorpreso, è normale. se esco con due e ci finisco a letto, non sono sorpreso, è normale. Si vive una volta sola e che cazzo..almeno in maniera tranquilla.

La scelta è vasta ed articolata, è un supermarket aperto 24 su 24. Ci sono agenzie settoriali ed etniche per gli amanti del genere. Io non ho gusti particolari e quindi vado su cose classiche. Una sera chiamo un’agenzia e mi risponde un tizio abbastanza gentile, fisso l’incontro e mi manda a casa la ragazza:Christine.

E qui comincia un’altra storia.

Parte seconda: Lei

Christine arriva puntuale come un orologio svizzero. Apro la porta e lo spazio è occupato da una massa di capelli biondi ricci, mossi…e da un sorriso favoloso. Occhi verdi con riflessi dorati sorridenti e splendenti di luce propria. “Hi, i’m Christine” ha una voce bellissima, cordiale e gentile, allegra. Definizione del momento: una ragazza solare.

Per prima cosa regolo le questioni finanziare con la solita busta e poi cominciamo a parlare un pò. Beh..non parliamo per molto a dire il vero perchè onestamente non resisto molto a guardala solamente. Che dire di quello che è successo? Posso dire che è stata un’esperienza notevole, lei sorride, ride e poi sorride ancora. Io spesso sparo cazzate in inglese e le parlo di tutto e di più. Alla fine ci troviamo a parlare e molto di cose nostre tra un drink, una risata ed un bacio. Alla fine della serata ci salutiamo e mi dice “You are very funny, thanks”.

Alla mattina non vado allo stage, vado al parco, non ad Hyde Park, prefersico l’altro quello vicino. Resto lì per un pò a guardare in giro poi vado in metrò sino a Convent Garden e resto lì a guardare chi ha la testa più grossa. Ho la testa ovattata, mi sembra di camminare 30 centimetri da terra o vicino al cielo a seconda dei punti di vista. Ho una sensazione spazio/tempo decisamente falsata. Nel tardo pomeriggio rientro nella mia cameretta e chiamo Christine.

Mi ha lasciato il numero di casa sua. La sera prima mi ha raccontato che vive con la sorella che ora è via. hanno registrato una canzoncina come segreteria telefonica che dice sia uno spasso. Faccio il numero.

“hello…….” e comincia una canzone a due voci che è un disastro ma decisamente divertente perchè si sente che registrata in un momento in cui il tasso alcolico è andato a farsi un giro al di fuori del fegato ed ha passato la serata con il duodeno.

Alla fine della segreteria lascio un messaggio con il mio numero di telefono. Frasi che non vogliono dire nulla ma che al momento mi sembrano intelligenti e belle. Dopo circa una mezz’ora squilla il telefono. E’ lei.

“hello funny italian! How are you?” Comincia così ed è già finita o forse è iniziata..non so cosa, ma so che in quel preciso momento “qualcosa” è successo. Ridendo e scherzando organizziamo di incontrarci per la serata. A pagamento sia chiaro.

Già che siamo in tempo decidiamo di andare a mangiare qualcosa insieme. Idiota..non so neanche dove portarla! Non conosco altro che i posti dove mangio tramezzini o altre schifezze in qualche pub e l’ho invitata a mangiare fuori! Christine arriva puntuale come sempre, anche un pò in anticipo e se ieri mi era sembrata bella, ora ne sono sicuro: è bella. Io non so ancora dove andare e lei deve aver capito che sono un pò incasinato. Propone lei un posto vicino. Ok, andata. E’ un posto molto simile a quelli dove vado io, tramezzini, qualche schifezza e nulla di più. Una birra e qualche schifezza che onestamente non so cosa sia ma non mi importa. Lei è davanti a me e questo basta ed avanza. Mi racconta che vuole farsi il seno nuovo, vuole aumentarlo. A me pare che stia a posto così com’è. “Noooooooo .. i want to became a third page girl!”. Per chi non fosse pratico, la ragazza della terza pagina è riferito al quotidiano “The Sun” che in terza pagina ha l’abitudine di inserire la foto in topless di starlets varie ed è la pagina più letta del giornale che per il resto fa sembrare il “Corriere dei Piccoli” un’autorevole testata. Continuiamo a discutere della dimensione delle sue tette ed in generale della dimensione perfetta delle tette. Tutto questo con un tono di voce normale e la cosa vedo che interessa anche gli altri avventori che con sguardi più o meno competenti buttano un occhio sulle tette di Christine.

Usciamo e siamo naturalmente abbracciati. Andiamo verso la mia “home, sweet home”.

E qui comincia un’altra storia.

Epilogo: …..e così sia

Apro la porta della mia cameretta ed entra la luce cioè Christine. Questa volta non regolo la questione finanziara o meglio non ho tempo perchè mi fionda un metro di lingua ed esplora le mie tonsille. Vista la temperatura ambiente ci spostiamo in luogo più consono ed iniziamo…… “Wait a moment…” mi dice e cerca qualcosa nella borsetta; qualcosa è un modo diverso di dire “condom”. Di solito non ci mette molto ma stavolta la perquisizione è più lunga del dovuto. “Damned..” capisco che qualcosa non va o meglio che il “qualcosa” non si trova. In pratica non abbiamo condom e la cosa non è piacevole vista la situazione del Big Ben che si trova dalle mie parti inguinali. Ci guardiamo..risata imbarazzante e poi decisione: ci si riveste e si va a cercare i condom. Beh..situazione un pò strana ma alla fine divertente. Usciamo ridendo e lei mi prende in giro chiedendomi perchè ho una banana nella tasca dei pantaloni…”are you hungry?” che detta così, in questa situazione è una cosa piena zeppa di doppi sensi.

Il primo posto dove cerchiamo ci dice male, niente condom. Proviamo un self aperto ma anche qui non ci sono. Ma hanno deciso di scopare tutti stasera? La ricerca ci porta in un altro posto ma orami è tardi ed è chiuso. Torniamo indietro, sembra impossibile ma non ho trovato un condom. Sono abbastanza rassegnato ed anche il Big Ben segna le sei e mezza in tutta tranquillità. Christine mi guarda e mi dice che le spiace, che domani se voglio possiamo vederci..non c’è problema figurati. Un bacio e poi un altro. Mi guarda ancora e poi ricomincia e ci ritroviamo sul letto ed il Big Ben è tornato a mezzanotte. Provo a dirle che non è …mi chiude le labbra con un dito e mi dice che si fida. Al momento non capisco ma è solo questione di un momento. Il resto della notte..beh non ci vuole un genio a capire come è andata.

E’ rimasta con me tutta la notte. Non abbiamo parlato di questioni finanziarie. L’ho accompagnata a casa. Un bel appartamento, carino, disordinato all’inverosimile come solo può essere l’appartamento di due ragazze che non hanno voglia di sistemare casa. Mi fermo per un thè e poi già che sono lì andiamo mangiare qualcosa. E’ giovedì, domenica ho l’aereo per l’Italia.  La saluto con la promessa che tra poche ore sarei stato da lei. E così è stato.

In pratica mi trasferisco da lei, mancano tre giorni al mio aereo e si vive una volta sola…..

Avete presente quei film strani con lui e lei che vanno in giro sorridenti con le faccie deficienti con la musichetta allegra.. sole e vento nei capelli..ecco i tre giorni seguenti sono stati così. Ho passato tre giorni in un’altra dimensione. Sesso? Tanto e di più  ma non solo. Le cose più belle ed i ricordi più belli sono altri. Ad esempio quando in cucina mentre mangiavamo un pezzo di pizza (pizza hut…), lei insisteva per insegnarmi la sua canzoncina della segreteria. Che c’è di divertente? Provate a cantare con in bocca un pezzo di pizza (pizza hut..intendo) con una ragazza nuda seduta sulle vostre gambe e poi mi direte ….

Poi è arrivata domenica. “Sunday, bloody sunday” è una canzone degli U2 e tratta di tutt’altro ma quella domenica è stata veramente maledetta. Però non è stata triste come si può pensare. Il mattino ci ha trovato svegli, abbiamo passato la notte a parlare e solo a parlare. Mi ha accompagnato all’aereoporto, l’ho vista per l’ultima volta attraverso un vetro e mi è sembrata più bella del primo giorno. Un saluto, un sorriso e via, si vive una volta sola…

Non ho mai più rivisto Christine, sono stato a Londra altre volte ma mai mai ho trovato il coraggio di provare a telefonarle, di cercarla. L’ho fatto una sera qualche anno fa. Una sera speciale in cui la testa va per conto suo e si tracciano linee immaginarie di bilanci di vita e si fa la conta delle cose buone e delle cose cattive che uno ha fatto. Il numero è sempre lì, l’ho ancora adesso a distanza di anni e così quella sera l’ho chiamata. Sono stato fortunato, non lei c’era ma c’era una canzoncina.

….si vive una volta sola….ma dentro si muore tante volte.

“Cirabebè”

Oggi ho visto un “cirabebè” ed un fatto molto insolito e raro.

Insolito perchè siamo nettamente fuori stagione e raro perchè anche durante la stagione è difficile vederne in città.  Una volta era una cosa normale, come anche vedere le lucciole o le farfalle (sia le cavolaie che tutte le altre), oggi è diventata una cosa da “National Geographic”.

Forse non tutti sanno cos’è un “cirabebè”. Io provengo da un paese rurale, origini contadine e dalle mie parti il “cirabebè” è la libellula. E’ un insetto bellissimo a mio parere. Da piccolo le rincorrevo nei prati e prenderle non era semplice; bisognava essere pazienti e rapidi. Si aspettava che si posassero su un fiore od uno stelo e poi con molta calma ed attenzione si avvicinava una mano e le si prendeva per le ali. Non era facile ma con un pò di pratica ci si riusciva abbastanza spesso e poi non avevo un cazzo d’altro da fare.

Di libellule ricordo due tipi, la classica ed il cardinale. Non so se si chiama veramente così, era il nome che ho sempre sentito ed era perfetto. Il cardinale è una libellula con una livrea rossa intensa, cardinalizia appunto. Era la più bella ed anche la più veloce e difficile da prendere. Forse era il maschio…non so, onestamente non ho mai approfondito la questione.

Un mio amico dell’epoca le mangiava le libellule. Le prendeva, staccava la testa e succhiava il resto. Diceva che era dolce ed a sentire altri era vero. Io non sono mai riuscito a farlo. Un pò perchè mi faceva schifo ed un pò perchè mi dispiaceva per la libellula.

Del resto erano tante le cose che succedevano a quei tempi in campagna e che se raccontate ora farebbero un certo effetto. Ad esempio, sempre il compagno di giochi di prima, quando raggiunse il periodo in cui si è devastati dalla tempesta ormonale dell’incombente maturità sessuale, ebbe anche un’esperienza con una gallina. Non dico altro ma quando lo raccontò, ci mettemmo tutti a ridere come matti e io pensai che fosse anche un pò strano. Dopo qualche tempo, nella civilissima ed avanzata città dove frequentavo l’università, una sera tra distinti compagni di corso ubriachi si giocò a raccontarci le nostre prime esperienze e fu così che rivalutai il compagno della gallina.

Tornando al “cirabebè”, oggi l’ho visto per caso; ero nel cortile di casa e stavo entrando in macchina quando all’impovviso me lo sono trovato davanti svolazzante. Non era un cardinale ma era grande e bello. Era parecchio tempo che non ne vedevo uno. Sono rimasto a guardarlo mentre andava a destra e sinistra senza meta apparente. E’ stata un’apparizione fuori dal tempo, destinata ad una morte certa tra breve perchè non penso che possa resistere a lungo alle temperature di questi giorni. Non riesco a capire da dove sia sbucato ma lo ringrazio per avermi fatto ricordare i tempi in cui correvo tra i prati.

Magari ci sarà anche un cimitero dei “cirabebè”.