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Tours

Masha, una storia come tante

Masha, una storia come tante.

Masha è nata in un villaggio vicino a L’viv, quella che una volta era chiamata Leopoli,l’enclave cattolica nel cuore dei Carpazi.  D’inverno la neve trasformava il paesaggio e le sembrava di vivere in una fiaba con streghe, orchi e fate dagli occhi di ghiaccio, principi eroici e cavalieri senza paura.

D’estate andava a giocare nei campi come tutte le altre ragazze di quei luoghi. C’erano boschi e prati, piccoli laghi e fiumi.Un bel giorno anche a lei toccò la sorte di incontrare  un re senza corona e senza scorta ma per sua fortuna non volò in cielo come una stella. Non furono propriamente fiordalisi quando il re senza corona le cinse i fianchi e lei non cadde nel fiume al ritorno. Divenne donna e scoprì che le fate e la strega di ghiaccio non esistevano ma c’era la vita di tutti i giorni e la sua era già bella complessa.

Il padre era un militare, un “afgano” come si usava chiamare i soldati che avevano combattuto in Afganistan. Poca gloria e poche opportunità per un soldato che ha perso una guerra e quindi pochi soldi e molta vodka. Molta vodka vuol dire anche molte botte per Masha, sua madre e Vika la sorella maggiore.

Un giorno Vika si stufa e lancia un coltello nella schiena di Vladimir, il padre, ma non è brava a sufficienza, la mira è giusta ma non la potenza ed allora lui la riempe di botte; arriva la milizia e porta Vlad in galera e Vika in ospedale con la mascella rotta e pure due costole messe male.

Masha è brava a scuola e le piace studiare ma le prospettive non sono mica tante. Università? Per fare cosa? Sua madre è laureata in chimica dei metalli ed ora lavora come commessa in un negozio e deve ringraziare di aver trovato quel lavoro. Le prospettive di Masha sono molto diverse da quelle  di sua madre perchè adesso si può fare tutto, si è liberi; sì, liberi di non aver niente, neanche i sogni.

I sogni a Masha li ha rubati un altro cavaliere senza regno e senza corona che una sera in una discotecale mette in mano un sacco soldi e la convince che c’è un bel sistema per guadagnare, se una è carina e gentile. All’inizio non è difficile, basta prendere una buona dose di vodka e vomitare dopo; il resto non è un granchè, se la vodka è buona magari riesce anche a non ricordare.

Un giorno la vodka è più cattiva del solito e lei resta incinta. L’viv ricordate? Enclave cattolica e quindi il bimbo nasce, tanto nessuno oramai fa molto caso alla composizione delle famiglie; in alcune mancano padri, in altre madri, spesso entrambi ed in altre sarebbe meglio se mancassero. Così Masha si trova con un bimbo, un “mestiere” non  esaltante e niente altro. Per sua fortuna è riuscita a finire la scuola ed ha preso un diploma di infermiera. Da noi si dice “impara l’arte e mettila da parte” .

Riesce a lavorare in un ospedale a L’viv. Non è molto ma è qualcosa. Dopo qualche tempo ricomincia a bere vodka. Non lo fa abitudinariamente, adesso va all’estero a fare i tours. Tours….sembrava una cosa divertente quando gliene hanno parlato. Poi ha provato ed ha capito che le parole possono avere significati diversi. Comunque ora il figlio cresce e quindi non può stare a pensarci tanto.

“ja dumaje patom…saftra….” mi dice mentre beve un bicchierino di vodka. Ma stavolta non dovrà vomitare dopo, stavolta no.

La stanza

Una stanza..quattro pareti con un letto ed un tavolino, un frigo ed un armadio. Questo è l’universo per i prossimi giorni. Dalla finestra vedo palazzi, gente e negozi ma è tutto grigio, come sfocato ed in ogni caso non vedrò nulla. Una sigaretta per togliere la fatica e per iniziare e poi perchè in realtà non so cosa fare.

Ho già buttato giù quello che serve per arrivare a sera ed poi magari avrò tempo più tardi. Doccia fatta e sono già pronta. Cazzo,ho dimenticato di telefonare a Serghjei per sapere se a Julya è passata la febbre. Non importa, meglio dopo o magari domani; ora non ho voglia di sentirlo.

Balle…ho una voglia tremenda di sentirlo ma allo stesso tempo non voglio perchè altrimenti tutta la giornata sarà storta e già così non è facile.

Quanto manca? Ecco tra dieci minuti si comincia; adesso vediamo se riesco a trovare un canale musicale così almeno passa via. Questo tra le altre cose è un cliente fisso di Alex e quindi devo anche essere in forma.. sì sai che novità…tutti a pensare che non vedo l’ora di scopare con loro e che sono i più bravi al mondo.

Alcune volte non so se sono più brava io o più stupidi loro a credere a tutte le stronzate che gli dico. Mi ricordo cheAlex me lo disse la prima volta : “sono maiali e niente si butta dei maiali e  quindi prendi il più possibile”. Aveva ragione anche se è dura ma Alex è tanto che lavora e conosce tutti e tutto.

Eccolo che è arrivato…dai Alyona… metti la maschera e comincia. “Hello…my name is Monica..nice to meet you..”

Una stanza per un tours

Prostituzione Parte II

Avevo intenzione di lasciar passare un pò di tempo prima di riprendere questo argomento ma l’attualità mi ha sorpassato. Ieri sera (venerdì 7) sulla 7, l’unica televisione libera rimasta (forse…), ho visto un bel programma in seconda o terza serata: I viaggi di Nina.

Argomento:il mondo delle escorts.

A quanto pare è la seconda serie della trasmissione e mi spiace essermi perso la prima.Il programma invece di avere il classico taglio da inchiesta sociologica prende una strada molto più concreta; Nina telefona a delle escorts e chiede se sono disponibili ad un’intervista e fin qui nulla di nuovo.

La novità sta nel fatto che il rapporto tra escort e Nina diventa molto meno formale; escono a cena, passono il tempo in palestra, a casa “vera” della escort, incontra il marito o il fidanzato. Insomma un rapporto che esce un pò dagli schemi della fredda inchiesta. Bel programma e vi invito a seguirlo.

Questo è stato lo spunto d’attualità che mi ha “costretto” a tornare così presto sull’argomento. Per me è stato interessante sentire le domande di Nina sul mondo delle escort e dei siti vari ed anche le risposte ovviamente. Risposte che conoscevo al 100% e mi sono meravigliato che ancora una parte della società non ne sia a conoscenza. Come avvengono i contatti, cosa significa “tour”, che differanza c’è tra “girl” ed “escort”, ect. ect. ect.

Queste erano le cose note e date per scontate, almeno per me. Emergono poi le storie private delle escort intervistate. Anche in questo caso molto di quello che viene alla luce mi è noto; storie di infanzia un pò complessa e travagliata che porta a trovare un modo un pò speciale di vivere, storie di drammi famigliari che portano a scelte di vita estreme oppure semplicemente la voglia di emergere in qualche modo.

I clienti nella puntata che ho visto sono citati di straforo e non si indagato ancora molto su di loro; di certo per il momento non fanno una grande figura. Sarebbeinteressante anche una trasmissione che esplorasse il mondo dei clienti,di sicuro ci sarebbero delle sorprese.

Chiusa la parentesi della trasmissione,vediamo di tornare in tema. Nella prima parte ho dato fondo a tutte le mie scarse conoscenze storiche sul tema della prostituzione ed ora mi sembra corretto esprimere il mio punto di vista personale sul tema.

Da ragazzo non ho mai frequentato prostitute, non ero uno di quelli che chiudevano le serate con i cosiddetti “puttan tours” ovvero andarein macchina o in moto a rompere le palle alle stradali (intese come ragazze che sostano sui marciapiedi) chiedendo notizie su prestazioni o sconti comitiva. Tutto questo condito da battute e tutto il classico contorno da caserma. Ho sempre avuto un rispetto particolare per chi faceva la vita, in questo forse mi ha aiutato il fatto che ho sempre letto molto e visto film anche poco comuni per un ragazzino tipo “Adua e le compagne” di Pietrangeli e quindi ero un pò più informato sull’argomento.

Avevo già capito una cosa fondamentale:tutto ruota sulla “volontà” di fare qualcosa,se manca quella allora manca tutto e “volontà” vuol dire avere anche una possibilità di alternative. La mancanza di alternative è uguale alla mancanza di “volontà”,almeno dal mio punto di vista.

Mi sono quindi avvicinato tardi al mondo della prostituzione. Perchè?

Bella domanda, a distanza di anni non ho ancora trovato una risposta soddisfacente ed intelligente. Quale è stata la ragione che mi ha convinto che fosse una cosa “normale” pagare una donna od in generale un essere umano,potevo anche scegliere un uomo se fossi stato gay) per poterci fare del sesso?

La risposta che mi sono dato è che “NON” è normale. Normale è avere rapporti con uomini e donne che si conoscono oppure avere rapporti che durano anche solo un giorno od un’ora;non è normale pagare qualcuno.E questo non c’entra nulla con il fatto che ci si possa prostituire;sono d’accordo che chi vuole ed è consapevole può farlo.

Ciò però non significa che ciò sia “normale”. Vediamo se riesco a spiegarmi.Lo so che adesso comincia il gioco al distinguo e cioè : cosa significa “normale” e cosa non lo è. Potrei cambiare il “normale” con “giusto” o “etico” o “corretto” o un altro sostantivo similare. Non nascondiamoci dietro un dito, diciamo che se fosse “normale”, “etico”, “corretto” o “giusto” non ci sarebbe alcun problema a dirlo alla propria moglie o nel caso del single dichiararlo come hobby nei curriculum a fianco al golf od al giardinaggio.

Dal mio punto di vista se passa il concetto che prostituirsi è “normale” allora non vedo perchè debba essere vietato vendere anche il proprio corpo a termine e non solo per quello che concerne il piacere sessuale.Potrebbe essere legale anche vendere il proprio corpo per attività lavorative, un contratto a termine ad esempio: il sottoscritto Mario Rossi, nel pieno delle sue facoltà, decide di cedere il possesso del proprio corpo al sig Paolo Bianchi per anni 6 in cambio di una somma pari a….

Nella realtà questo avviene già anche se ha forme più “accettabili”. Chi lavora al reparto presse della Fiat non ha stipulato un contratto simile? Chiaro che la Costituzione Italiana vieta questo ma dato che stanno mettendo mano alla Costituzione per cambiarla e quindi chissà….tempo al tempo. In teoria dopo aver liberato le prostitute potremmo reintrodurre un nuovo modello di schiavitù legale.

In sostanza non credo che la via della legalizzazione sia corretta, a mio parere il modello nordico è più coerente ed intelligente. Il problema non è la prostituta ma il cliente: è lui il “malato”, quello “non normale”.Sino ad ora era la prostituta la “malata”, quella da evitare, era la prostituta “l’anomalia” del sistema. Ribaltando il punto d’osservazione e d’indagine forse si otterrebbero risultati più soddisfacenti.Onde evitare alzate di scudi, chiarisco che ho frequentato pure io e tanto anche.

Alcuni penseranno che sono come quegli ex fumatori che diventano i salutisti più sfegatati; può darsi ma in realtà questa visione era già presente nella mia testa anche quando frequentavo le allegre signorine. Del resto non posso farci niente, queste sono le mie idee, giuste o sbagliate che siano.

Ovviamente le crociate contro i clienti sono delle provocazioni elettorali;oggi va di moda esasperare gli animi con qualcosa, vuoi gli immigrati,vuoi il problema della sicurezza, vuoi le prostitute.

L’importante è fare casino.Affrontare il problema seriamente mai, del resto non fa comodo a nessuno viste le frequentazioni dei nostri parlamentari; se eliminavano la prostituzione come passavano le serate a Roma?

Chiudiamo qui questa seconda parte ma tra poco si continua.

Come nei sequel americani…to be continued….